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Un gruppo di ricercatori del Policlinico di Siena sta lavorando a uno studio, cui partecipano anche La Sapienza – Università di Roma e l’Università di Pisa, per trovare il modo di stimolare le betacellule perché producano l’insulina necessaria all’organismo.
Per farlo, i ricercatori italiani stanno osservando i microRna, una classe di molecole su cui c’è una specie di impronta digitale che individua in quale fase si trovano le betacellule; le betacellule pancreatiche sono le uniche in grado di secernere insulina e controllare i livelli di glucosio nel sangue.
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
La London School of Economics ha confrontato l’incidenza, la gestione e i costi del diabete di cinque nazioni europee: Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia; la nostra nazione è risultata ultima per i costi che la Sanità pubblica sostiene per il diabete, che rappresentano solo il 5,61% della spesa sanitaria complessiva. Il modello italiano di approccio alla malattia, unico nel suo genere, può essere fra le ragioni che giustificano la bassa spesa in rapporto all’efficacia, come spiega il presidente della Società Italiana di Diabetologia, Stefano Del Prato: «Il ‘sistema Italia’, che rappresenta anche per altri paesi un modello da seguire, è caratterizzato dalla diffusa presenza sul territorio nazionale di un gran numero di ‘servizi specialistici di diabetologia’ che si sono organizzati nel tempo con strutture di team multiprofessionale. Accanto a questi esistono ‘centri di diabetologia pediatrica’ che si fanno carico dei giovani affetti da diabete di tipo 1. L’elemento di forte positività di questa ‘rete’ diffusa è proprio l’omogeneità di comportamenti e obiettivi, sostenuta da una cultura specialistica, clinica e scientifica, apprezzata a livello internazionale». Il responsabile del Dipartimento di Farmacologia Clinica ed Epidemiologica del Consorzio Mario Negri Sud, Antonio Nicolucci, conferma: «Il livello di controllo delle malattia e i risultati delle cure prestate in Italia alle persone con diabete, sono di assoluto valore».
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
Un’unica somministrazione di sitagliptin e simvastatina in dosaggio fisso per la cura del diabete di tipo 2 e l’ipercolesterolemia, questa combinazione di farmaci è stata approvata dall’Agenzia del Farmaco americana, la Food and Drug Administration. Un’unica compressa è in grado di rilasciare una quantità di principi attivi dei due farmaci simile a quella rilasciata quando vengono somministrati singolarmente, questo il vantaggio che ha spinto la Fda a dare la sua approvazione alla nuova combinazione.
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
Incrementare la ricerca per capire meglio la malattia e migliorare le terapie, questo l’auspicio dell’International Diabetes Federation che ha lanciato un appello che è stato già accolto dalla Fondazione Europea per lo Studio del Diabete (Efsd) in partnership con l’azienda farmaceutica Boehringer Inghelheim; per i prossimi tre anni sono stati stanziati 2,5 milioni di euro per progetti di approfondimento delle funzioni dei peptidi non-insulinici secreti dal pancreas, di ricerca sul ruolo e i meccanismi delle cellule pancreatiche non-beta e di valutazione delle relazioni fra la disfunzione renale e la patologia cardiovascolare nel diabete di tipo 2. Nel documento dell’International Diabetes Federation si sottolinea: “… L’enfasi dovrebbe essere rivolta ai metodi migliori e più economici per la dignosi precoce e per il monitoraggio permanente. Fondamentale, per esempio, trovare alternative alla portata di tutti per le strisce di glicemia e siringhe, che sono proibitive per la maggior parte dei paesi a basso e medio reddito. Abbiamo bisogno di sviluppare preparati insulinici e gestire i fattori di rischio per malattie cardiovascolari e renali”.
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 si riduce del 38% bevendo latte e suoi derivati nell’adolescenza: questa la conclusione di una ricerca condotta dal Dipartimento di Nutrizione ed Epidemiologia dell’Harvard School of Public Health. Gli studiosi americani hanno studiato per sette anni i modelli alimentari di oltre 37mila donne, dall’adolescenza, e hanno osservato che quelle che avevano consumato più latte e latticini presentavano un rischio più basso di ammalarsi di diabete rispetto alle coetanee che avevano invece interrotto o diminuito il consumo di latte. Lo studio è stato pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
La Sid (Società Italiana di Diabetologia) raccomanda di non superare i 50 grammi giornalieri di zucchero per gli uomini, pari a otto cucchiaini, i 40 grammi per le donne, e ancor meno per i bambini, pena danni alla salute provocati da scompensi dei trigliceridi e dell’insulino-resistenza, complicanze del diabete e fattori di rischio cardiovascolare. Lo zucchero si trova non solo nei dolci ma anche nei carboidrati, nella pasta, nei crakers, nei biscotti e nel pane bianco più che in quello integrale, che, come tutti gli alimenti integrali, aiuta invece a ridurre il colesterolo e i trigliceridi, ad abbassare il peso e migliorare la sensibilità insulinica.
Ma è piuttosto il consumo di soft drink a incrementare la quantità di zuccheri che si assumono nel corso della giornata, perché bere una bibita zuccherata prima dei pasti dà un senso di sazietà pari a zero e dunque non frena l’appetito.
Fonte: Diabete Oggi n. 18, dicembre 2011 / gennaio 2012
Sono numerosi gli studi in corso nel mondo per valutare la possibilità di usare l’acido folico per la cura di varie patologie, fra cui il piede diabetico. Uno di questi studi è stato condotto dall’iraniano Mansooreh Bagheri e colleghi, del Centro di Ricerca Medica dell’Università di Shiraz.
L’acido folico è una vitamina del gruppo B, indispensabile nelle reazioni di sintesi e riparazione del Dna e in altre reazioni biochimiche; è molto importante per la crescita e la riproduzione delle cellule, in particolare in caso di crescita rapida, come durante la gravidanza, quando è fondamentale per prevenire le malformazioni fetali.
Le ferite provocate dal diabete rappresentano un grave problema a cui ancora non è stato possibile porre un rimedio efficace; la causa sta nella carenza di una molecola indispensabile per la guarigione delle ferite, l’ossido nitrico, NO.
Nelle persone con diabete l’iperglicemia provoca l’aumento della produzione di superossido vascolare, che a sua volta provoca l’inattivazione dell’ossido nitrico e la conseguente disfunzione vascolare; le nuove terapie per la cura delle ferite da diabete sono mirate all’incremento della produzione di NO e quindi all’azione antiossidante dell’acido folico, che rappresenta dunque una risorsa terapeutica sicura ed economica, che dovrà però essere confermata da ulteriori ricerche.
Fonte: Bagheri M. et al. Folic acid may be a potential addition to diabetic foot ulcer treatment - a hypothesis.Int Wound J. 2011 Dec;8(6):658-60. doi: 10.1111/j.1742-481X.2011.00830.x. Epub 2011 Aug 19
Il British Journal of Cancer ha pubblicato una ricerca che dimostra che nelle donne anziane aumenta il rischio di cancro al colon-retto quando i livelli di glucosio nel sangue sono elevati.
Non sono invece stati trovati legami fra quel tipo di tumore e i livelli di insulina. Questa ricerca può essere di aiuto nello studio dei legami fra tumore e obesità, che è noto essere fattore di rischio di tumore al colon-retto ed è caratterizzata da alti livelli di insulina e glucosio nel sangue; secondo i ricercatori americani è possibile che l’influenza dell’obesità su questo tipo di cancro possa essere imputabile agli elevati livelli di zucchero nel sangue degli obesi.
L’epidemiologo Geoffrey Kabat, primo autore della ricerca, osserva: «La prossima sfida sarà trovare il meccanismo con cui livelli di glucosio cronicamente elevati nel sangue portano al cancro del colon-retto».
Gli studiosi dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, che hanno condotto la ricerca, hanno osservato nel corso di 12 anni circa 5mila donne che avevano superato la menopausa; esaminando la presenza di glucosio nel loro sangue, hanno osservato che quelle che ne avevano un più alto livello avevano il doppio delle possibilità di ammalarsi di tumore al colon-retto.
Fonte: 1 dicembre 2011, Sanità News
Comunicazione, informazione scientifica, corsi di formazione per medici e pazienti, attenzione per la qualità della vita dei malati, multidisciplinarietà: questi i principali obiettivi del progetto dell’Associazione Italiana Diabetici (Aid) presentato nei giorni scorsi a Roma. Il presidente Aid, diabetologo, Raffaele Scalpone, spiega: «È un progetto che nasce dalla volontà di rendere il paziente protagonista del percorso di formazione e informazione, con particolare attenzione alle popolazioni migranti affette da diabete. Se oggi, nel rapporto fra medico e paziente, un ruolo chiave spetta all’ascolto e alla comunicazione, vogliamo offrire un aggiornamento innovativo, che tenga conto di questa esigenza e sia centrato anche sulla comunicazione psicologica e sociale. Gli obiettivi principali del nostro progetto sono l’informazione scientifica, la comunicazione sinergica tra medico e paziente, l’educazione alla gestione della malattia diabetica per migliorare la qualità della vita del paziente e cercare di arginare la pandemia di diabete prevista nei prossimi anni. Informare e formare i due protagonisti del cammino terapeutico nell’ottica della multidisciplinarietà e dell’integrazione significa, infatti, fare prevenzione e rendere il paziente diabetico consapevole; riuscire a informare e formare la popolazione dei diabetici italiani, allargando le braccia anche agli immigrati, è ‘la nostra sfida’. Il sogno di ogni diabetico, e quindi anche il mio, è quello di essere ascoltato e capito dal proprio diabetologo, e per farlo dobbiamo intraprendere un percorso multidisciplinare che prenda in considerazione non solo l’aspetto prettamente medico, ma vada oltre, abbracciando anche quello psicologico e sociale, fondamentale ai fini di una efficace terapia. La medicina non deve essere ridotta solo a una scienza, ma deve essere considerata un’arte capace di far uso di altre discipline, e il medico deve essere un ‘artista della salute’, in grado di occuparsi del paziente nella sua globalità. Educazione, informazione e gestione della malattia sono dunque fondamentali per un approccio efficace alla patologia e per giungere al miglioramento della qualità di vita».
Dal prossimo anno Diabete Face to Face organizzerà corsi di formazione per pazienti e medici e da marzo sarà attivo nei principali centri di tutta Italia. Tutte le informazioni sul sito www.assitdiab.it o telefonando al numero 06 68803784.
Fonte: 30 novembre 2011, Sanità News
L’American Diabetes Association ha indicato la composizione della dieta più adatta per evitare malattie invalidanti come l’ictus o l’infarto, e il diabete.
Le raccomandazioni corrispondono alla dieta da sempre seguita dai popoli mediterranei: carboidrati poco raffinati come la pasta, in una percentuale delle calorie totali da assumere nel corso della giornata pari al 45-60%; grassi, in una percentuale che non deve superare il 30% del totale, e soprattutto grassi di origine vegetale (monoinsaturi) come l’olio d’oliva, e pochi di origine animale (saturi), al massimo il 10%; proteine, per il restante 10-15%.
Uno studio pubblicato su Diabetes Care, nella dieta indicata per il diabete di tipo 2, raccomanda anche di sostituire gli spuntini fuori pasto a base di farinacei con 60 grammi circa di frutta secca come noci e mandorle.
Questo tipo di dieta ha anche il vantaggio di non fare ingrassare, come avviene invece quando si assumono calorie da grassi saturi, cioè animali.
Fonte: 27 novembre 2011, L'Espresso
La Società Italiana di Reumatologia (Sir) e la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (Siommms), hanno elaborato un test di autodiagnosi per scoprire il proprio rischio di fratture ossee; rispondendo a semplici domande, le donne, che dopo i 50 anni sono più soggette al rischio di fratture da fragilità ossea provocata dall’osteoporosi, potranno conoscere il loro livello di rischio di incorrere in una frattura nei successivi 10 anni e potranno conoscere alcune regole di prevenzione.
Silvano Adami che ha curato l’ideazione del test, è Ordinario di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Verona e spiega: «Lo strumento si basa su un algoritmo che consente di documentare in maniera oggettiva la gravità e il potenziale impatto dell’osteoporosi nella singola utente, stimando il rischio che entro dieci anni ha di fratturarsi il femore o incorrere in qualsiasi frattura clinica.
Certamente, aver effettuato una Moc (Mineralometria Ossea Computerizzata), che è uno degli esami di routine per porre una diagnosi di osteoporosi, consente di definire questo rischio ancora più precisamente, ma è molto importante anche la valutazione di abitudini personali, prima di tutto la propensione al fumo. Anche la considerazione dello stato fisico generale della donna, cioè se è molto magra, se è andata in menopausa precoce, se c’è una storia familiare di fratture o se ha patologie correlabili all’osteoporosi, quali quelle reumatiche, sono variabili importanti che condizionano il risultato finale.
Mettendo a disposizione dell’intera popolazione femminile over 50 anni questo test, vogliamo contribuire a migliorare la gestione dell’osteoporosi severa, aumentando la percezione del rischio sia da parte delle pazienti che degli altri operatori sanitari, soprattutto per arrivare a una più tempestiva, e certa, diagnosi del problema».
L’indrizzo del sito è: www.stopallefratture.it
Fonte: 24 novembre 2011, Sanità News
Nelle farmacie di molte città, come Milano, Varese, Trieste, Perugia, si stanno riservando spazi appositi per consulenze psicologiche gratuite ai cittadini che sentono di avere problemi.
Lo Psicologo in Farmacia è l’iniziativa che mette a disposizione dei cittadini di Roma e Viterbo, e delle relative Provincie, giovani medici specializzati, volontari, per un numero massimo di tre colloqui individuali di 45 minuti, completamente gratuiti, in uno spazio riservato all’interno delle farmacie che aderiscono all’iniziativa.
La coordinatrice del progetto, Roberta Fuga, precisa: «Se verifichiamo che esiste la necessità di una terapia, indirizziamo la persona alle strutture del territorio». (www.lospicologoinfarmacia.com).
Fonte: 22 novembre 2011, La Repubblica Salute
Gli eventi cardiovascolari sono la principale causa di morte dei soggetti affetti da diabete: nel nostro paese si contano ogni anno 75.000 infarti del miocardio e di 18.000 ictus. Eppure la consapevolezza dei rischi di questa malattia stentano a diffondersi nella popolazione generale, almeno stando a quanto è emerso da una recente indagine condotta su un campione di 500 persone rappresentativo della popolazione italiana dall’istituto TNS Gallup per conto di Novo Nordisk.
Circa 6,5 milioni di persone – il 12,6 per cento della popolazione adulta – è a rischio di insorgenza di diabete, ma solo il 26 per cento dichiara di esserne consapevole. I risultati della ricerca demoscopica sono stati resi pubblici nel corso del Changing Diabetes Sport Day celebratosi a Roma nei giorni scorsi per iniziativa di Diabete Italia, che raccoglie le principali associazioni di volontariato fra persone con diabete e le società scientifiche della medicina specialistica, generale e dei professionisti sanitari coinvolti nella cura e nell’assistenza ai pazienti. . [continua...]
Fonte: 15 novembre 2011, MediciOggi.Springer
I commentatori che si troveranno a spiegare l’invidiato primato del nostro Paese per la longevità dei suoi abitanti dovranno forse fare riferimento a qualcosa di più e di diverso dalla salubrità dell’alimentazione. Già, perché la dieta mediterranea sembra non essere così diffusa tra i nostri connazionali, almeno stando ai risultati della terza edizione dell’Osservatorio ADI – Nestlé presentati nel corso del XIV Corso Nazionale ADI - Associazione di Dietetica e Nutrizione clinica, che si svolge in questi giorni a Roma.
Se infatti la quasi totalità del campione intervistato (93 per cento) riconosce la primaria importanza di una dieta sana ed equilibrata, solo poco più della metà (56 per cento) riesce in realtà a seguirla. [continua...]
Fonte: 10 novembre 2011, MediciOggi.Springer
Ogni giorno un paziente diabetico assume almeno 6,2 farmaci per la cura del diabete e di altre patologie, ma oltre un terzo (il 38%) dei diabetici dimenticano almeno quattro volte al mese la pastiglia per la glicemia (dati GfKEurisko per conto di Merck Serono) e in più, questa pastiglia è difficile da deglutire a causa delle sue notevoli dimensioni. A giorni sarà però disponibile nelle farmacie la soluzione a questi problemi: la metformina in polvere in bustine monodose solubili in acqua che consentiranno di assumere il farmaco senza difficoltà, soprattutto dagli anziani. BGStar® e iBGStar® sono invece i nomi dei due nuovi glucometri che consentono di gestire da casa la vita con il diabete: il primo memorizza fino a 1.865 risultati dei test, il secondo si collega direttamente ai dispositivi Apple, iPhone e iPod touch. Per informazioni: www.diabeteitalia.it e www.bgstar.it.
Fonte: 8 novembre 2011, La Repubblica Salute
Un sensore che rileva la glicemia a intervalli regolari, un piccolo computer (grande come un telefono cellulare) che decide la dose di insulina e un microinfusore pronto a erogarla quando è necessario, sotto la cute sull’addome: questi gli elementi del sistema che ha consentito, per la prima volta al mondo, a due persone con diabete di controllare il proprio stato fuori dall’ospedale. L’esperimento si è svolto a Padova, dove due giovani, un’italiana e un francese, hanno trascorso la notte fuori dall’ospedale, in un vicino albergo, con il nuovo ‘pancreas artificiale’ portatile; pronti ad assisterli in caso di necessità erano il bioingegnere Claudio Cobelli e la dietologa Daniela Bruttomesso, dell’Università di Padova. Il commento della giovane è stato: «La rivoluzione è iniziata e io sono fiera di esserci dentro».
Fonte: 8 novembre 2011, La Repubblica Salute
Il ministero della Salute ha recentemente presentato un volume parte dei Quaderni della Salute sull’appropriatezza clinica, strutturale, tecnologica e operativa per la prevenzione, diagnosi e terapia dell’obesità e del diabete mellito. Con questa pubblicazione si sottolinea l’estrema importanza di questo tema e l’intenzione di definire i criteri di appropriatezza per la prevenzione dell'obesità e del diabete, e il raggiungimento di una maggiore efficacia terapeutica e assistenziale.
L'ottimizzazione di questi processi rappresenta la sola possibilità di prevenzione e contrasto di queste patologie ritardandone l'evoluzione e il verificarsi delle complicanze. La pubblicazione intende fornire sia a livello istituzionale che clinico conoscenze aggiornate su queste patologie e strumenti per rendere conformi comportamenti professionali e processi organizzativi ed individuare percorsi integrati per un uso appropriato ed efficente delle risorse a disposizione. Il documento è quindi rivolto alle istituzioni regionali che a vario titolo si occupano di assistenza, ai medici e agli operatori sanitari, tra cui diabetologi, internisti e medici di Medicina generale, che svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito dei programmi di gestione integrata delle persone con diabete. [continua...]
Fonte: 4 novembre 2011, MediciOggi.Springer
Nel corso di un convegno sull’endocrinologia dell’osso che si è tenuto recentemente a Roma, è stata presentata una scoperta che apre nuove scenari diagnostici: il rischio di diabete o l’infertilità potranno essere previsti grazie a una radiografia o ad altri esami delle ossa. Lo scheletro, secondo la recente scoperta, funziona come una ghiandola e interagisce con gli altri sistemi dell’organismo, come la produzione di ormoni sessuali e il metabolismo, grazie all’osteocalcina, la principale proteina della matrice ossea, prodotta dagli osteoblasti, cellule delle ossa; il direttore della sezione di Fisiopatologia Medica ed Endocrinologica del dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza, Università di Roma, Andrea Lenzi, spiega: «L’osso dialoga con altri organi; si sapeva che gli osteoblasti, cellule che sintetizzano il tessuto osseo, attraverso dei ricettori specifici ricevevano da alcuni ormoni degli input a produrre l’osso stesso. Adesso, invece, sappiamo che avviene anche il contrario e che gli osteoblasti si comportano anche come cellule endocrine, producendo ormoni e inviando messaggi al pancreas, ai testicoli, all’ovaio e alle cellule adipose, oltre che rimandando segnali allo stesso osso per la sua neoformazione. Lo scheletro non è solo un apparato di sostegno che riceve ordini dal corpo, ma contribuisce attivamente al metabolismo energetico del corpo, producendo esso stesso ormoni importantissimi». Osserva Roberto Civitelli, che lavora alla divisione Patologie ossee e minerali della Washington University School of Medicine di St. Louis nel Missouri: «Un primo ambito importante in cui le ossa esercitano questa funzione è il metabolismo: l’osso regola la produzione di insulina.
L’osteocalcina in particolare, prodotta dagli osteoblasti presenti nella matrice ossea, aumenta la sensibilità, la secrezione e il consumo di insulina e, contemporaneamente, l’insulina stimola l’attività degli osteoblasti. Esistono quindi numerose interazioni positive fra gli osteoblasti e l’osteocalcina dell’osso con le cellule beta-pancreatiche del pancreas». Il direttore della Scuola di Specializzazione in Endocrinologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Paolo Pozzilli, annuncia: «Abbiamo condotto studi clinici, ora in fase di pubblicazione, che confermano il ruolo dell’osteocalcina nel diabete di tipo 1. Queste scoperte stanno portando a nuove terapie farmacologiche per stimolare la secrezione pancreatica e ridurre l’insulino-resistenza, mediante l’uso di osteocalcina. Ma la prima indicazione di questi studi è la conferma che è necessario tenersi in forma: l’osso infatti, con l’esercizio fisico produce più osteocalcina, favorendo la produzione di insulina con effetti benefici sul metabolismo». Patricia Ducy, della Columbia University di New York, spiega il rapporto fra osteocalcina e ormoni sessuali: «Sappiamo che la menopausa è legata all’osteoporosi, quindi abbiamo cercato un legame fra la produzione di ormoni sessuali e le ossa; al momento, il legame per le donne ancora non è stato trovato, mentre è molto chiaro per gli uomini, nei quali l’osteocalcina favorisce la produzione di testosterone.
Queste scoperte ci porteranno a riflettere su molte malattie, guardandole attraverso questa nuova lente: per esempio, se si utilizza un farmaco, bisognerà valutare se ha delle conseguenze anche sulle ossa. In futuro è probabile che una radiografia o un altro esame delle ossa possano servire anche per diagnosticare il diabete, l’infertilità o altre patologie di cui stiamo scoprendo il legame con l’osteocalcina». È italiana, e l’ha condotta Raffaella Buzzetti della Sapienza, Università di Roma, la ricerca che ha dimostrato che attraverso l’esame della circonferenza del polso di un bambino è possibile stabilire se è a rischio di insulino-resistenza.
Fonte: 1 novembre 2011, repubblica.it
Ridurre la quantità di calorie che si assumono ogni giorno, non solo per avere una linea più snella ma per vivere meglio, più a lungo e ridurre il rischio di cancro e di diabete di tipo 2: questa la conclusione di una ricerca svedese condotta sulle funzioni della perossiredossina 1, un enzima coinvolto nel processo di rallentamento dell’invecchiamento, necessario per attivare le funzioni antiossidanti delle cellule e abbassare i livelli di perossido d’idrogeno.
L’invecchiamento diminuisce l’efficacia della perossiredossina ma un altro enzima, l’Srx 1, l’aiuta a riprendere le sue funzioni; quest’ultimo enzima, un vero riparatore naturale, si attiva in seguito alla diminuzione dell’apporto calorico, aumentando vitamine e minerali e diminuendo gli zuccheri. La riduzione dell’apporto calorico giornaliero contribuisce dunque a contrastare l’invecchiamento proteggendo i tessuti e le funzioni vitali; l’alimentazione deve comunque essere ricca di tutti gli elementi necessari all’organismo, come le vitamine e i minerali, e gli altri elementi utili contro l’invecchiamento come gli antiossidanti contenuti in vari tipi di verdure, nelle mele e nell’aglio.
L’enzima perossiredossina 1 non solo protegge dal cancro e dal diabete di tipo 2 ma sembra che protegga anche da altre patologie frequenti nella vecchiaia come la malattia di Parkinson o il morbo di Alzheimer.
I ricercatori del dipartimento di Biologia molecolare e cellulare dell’Università di Göteborg, che hanno condotto lo studio, raccomandano anche di iniziare prima possibile a diminuire il consumo di calorie perché così si inizia prima a contrastare l’invecchiamento.
Fonte: 1 novembre 2011, corriere.it
L’edizione on-line della rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences Usa) ha pubblicato uno studio dell’Ucla (University of California, Los Angeles) che ha identificato il gene Oxtr, un gene recettore dell’ossitocina, che sarebbe collegato ad alcune positività del carattere, come la capacità di relazione, l’empatia e l’ottimismo, il senso positivo della vita.
Shelley E. Taylor, membro della National Academy of Sciences e coordinatrice dello studio, osserva: «Alcune persone pensano che i geni siano il destino, che se si ha un gene specifico, allora si avrà un destino particolare. Non è così, questo gene è un fattore che influenza le risorse psicologiche e la depressione, ma rimane molto spazio per i fattori ambientali. Un buon sostegno durante l’infanzia, buone relazioni, amici e anche altri geni, hanno un ruolo nello sviluppo delle risorse psicologiche, e questi fattori ricoprono un ruolo molto importante se le persone diventano depresse».
Il gene Oxtr può avere due varianti, l’adenina (variante A) e la guanina (variante G): secondo molti studi, le persone che hanno due varianti G sono caratterizzate da un’alta autostima e da ottimismo, più di quelle che hanno una variante A e una variante B; chi ha invece una variante A, e ancor più chi ne ha due, ha una minore resistenza allo stress, minori capacita sociali e la sua salute mentale è più a rischio.
Fonte: novembre 2011, Mente e Cervello
Che l’esercizio fisico faccia bene è risaputo; ora si sa che fa bene anche al cervello, ma perché faccia bene non è ancora chiaro.
Uno studio dell’University of South Carolina condotto su cavie, ha dimostrato una connessione fra attività fisica e salute delle cellule cerebrali: i topi che per otto settimane erano stati allenati correndo per un’ora ogni giorno, sei giorni su sette, hanno manifestato di sopportare l’affaticamento e lo stress molto meglio dei topi sedentari di controllo. La causa sta probabilmente nel miglioramento che l’attività fisica regolare provoca alla produzione di mitocondri non solo nei tessuti muscolari, ma anche nelle cellule nervose, con la conseguenza di migliorare la tonicità mentale. I mitocondri sono all’interno delle cellule e svolgono la funzione di produrre energia.
I risultati della ricerca statunitense potranno aiutare nella messa a punto di nuove terapie per la prevenzione delle malattie neurodegenerative e contro l’invecchiamento; lo studio è stato coordinato da Jennifer Steiner e pubblicato su The American Journal of Physiology – Regulatory, Integrative and Comparative Physiology.
Fonte: novembre 2011, Mente e Cervello
Il nuovo tipo di pasta al germe di soia, contiene isoflavoni agliconi ed è utile a prevenire e combattere il diabete di tipo 2; è prodotta da un’azienda umbra ed è in commercio in Italia e all’estero. La pasta è stata oggetto di una ricerca guidata da Carlo Clerici, dirigente medico della Struttura complessa di Gastroenterologia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, in collaborazione con Kennet Setchell, del Cincinnati Children’s Hospital, in Ohio.
Digeribilità, basso indice glicemico, proprietà antinfiammatorie e antiossidanti sono le caratteristiche della pasta, che ha effetti positivi sulla pressione arteriosa e sulla funzionalità endoteliale; questa caratteristiche la rendono indicata anche per la prevenzione e la cura del diabete fra i bambini e i giovani. I risultati della ricerca italoamericana sono stati pubblicati su Diabetes Care.
Fonte: umbria24.it
Nel corso del forum nazionale Panorama Diabete, della Sid (Società Italiana di Diabetologia), che si è appena concluso a Riccione, gli specialisti del settore hanno confermato che una dieta appropriata riduce il rischio di contrarre la malattia e può aiutare i malati a tenere sotto controllo la glicemia. Rosalba Gracco del Sid spiega: «Sappiamo da tempo che esistono alimenti in grado di contrastare lo sviluppo del diabete di tipo 2, al di là della loro funzione nutrizionale. L’esempio migliore in natura sono i cereali integrali: se metà della quota di cereali introdotti nella dieta quotidiana deriva da prodotti non raffinati, il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 cala del 20-30%.
Questo, perché il processo di raffinazione, eliminando il pericarpo e il germe del frumento, depaupera il prodotto di tutte quelle componenti funzionali come le fibre, gli oligosaccaridi, i minerali, le vitamine e gli ossidanti in essi contenuti. Tutti questi elementi fanno sì che il rischio di sviluppare il diabete nei consumatori abituali di prodotti integrali sia notevolmente più basso rispetto agli altri.
La dieta per contrastare il diabete dovrebbe perciò prevedere cereali integrali, prodotti funzionali in cui la digestione dell’amido è rallentata, e gli zuccheri sostituiti con oligosaccaridi o inulina, oppure ‘fortificati’ con fibre o probiotici. E, ovviamente, tanta frutta, verdura e legumi che, grazie a fibre, minerali e vitamine di cui sono naturalmente ricchi, hanno un ottimo effetto protettivo nei confronti del diabete». Gli elementi contenuti negli alimenti integrali rallentano la digestione, l’assorbimento dei carboidrati, rallentano lo svuotamento gastrico, influenzando positivamente la flora batterica intestinale, che può così contrastare l’infiammazione e produrre acidi grassi a catena corta che, riducendo a livello epatico la produzione di glucosio, ha benefici effetti sul controllo glicemico. Inoltre, il consumo di cereali integrali aiuta a ridurre il grasso accumulato e a tenere sotto controllo il peso, grazie al senso di maggiore sazietà che provocano e al miglioramento delle funzioni intestinali.
Fonte: 18 ottobre 2011, Sanità News
Nel corso dell’Obesity Day Coldiretti ha evidenziato la diminuzione del consumo di frutta e verdura in Italia, passato in dieci anni da 450 chili per famiglia a 350, e il preoccupante aumento nello stesso periodo, dell’incidenza di obesità e sovrappeso nella popolazione (arrivato a oltre il 46%); le persone con diabete hanno già raggiunto il numero di tre milioni, cifra che l’Ida (International Diabetes Federation) aveva stimato che avremmo raggiunto fra 15 anni.
Ed è ormai noto che il sovrappeso è direttamente collegato non solo al diabete ma anche alle malattie cardiovascolari, all’ipertensione e al cancro.
Il problema è anche di educazione alimentare e si pone fin da bambini: dalla colazione, che viene saltata dal 9% dei piccoli, al consumo di frutta e verdura, bassissimo o quasi inesistente (il 30% di loro non ne mangia quotidianamente); solo l’1% segue una dieta corretta e solo il 20% pratica uno sport per almeno un’ora alla settimana. La dieta mediterranea è la più salutare, secondo Coldiretti e anche secondo il Bcfn (Barilla Center for Food & Nutrition), che raccomandano di iniziare fin da bambini a consumare ogni giorno frutta, verdura e legumi, cereali, latte, e ogni settimana una volta le uova, due volte i formaggi, la carne solo due o tre volte.
Fonte: 10 ottobre 2011, ilquotidianoitaliano.it
Quasi trecento, fra bambini, ragazzi e giovani con diabete di tipo 1, sono stati coinvolti in una ricerca della Charité – Universitätsmedizin Berlin, per verificare gli effetti che l’esposizione alla Tv o al computer avevano sulla glicemia dei giovani. Il risultato è stato che, rispetto ai coetanei che impiegavano il tempo libero in altre occupazioni, quelli che ogni giorno trascorrevano più di quattro ore davanti allo schermo avevano un livello più alto nel sangue di A1c, una forma di emoglobina usata per identificare il glucosio nel sangue nel lungo periodo; una differenza dello 0,8% (9,3% dei sedentari contro l’8,5% degli altri).
Nei bambini e negli adolescenti il livello di A1c dovrebbe arrivare al massimo all’8,5% e negli adulti rimanere sotto il 7%. Gli studiosi tedeschi stanno cercando le ragioni di questa differenza, come spiega Angela Galler, autrice della ricerca: «Forse i bambini che trascorrono più tempo davanti alla Tv o al computer fanno spuntini più spesso, così la glicemia è più difficile da tenere sotto controllo, rispetto a quando si ha un’alimentazione più regolare». È importante per i diabetici tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue per evitare le future complicanze come i danni alla vista e ai reni e le malattie cardiache.
Per questo la American Academy of Pediatrics raccomanda ai giovani di evitare di stare al computer o alla Tv oltre le due ore al giorno.
La ricerca tedesca è stata pubblicata sulla rivista Diabetes Care.
Fonte: 6 ottobre 2011, agi.it
È stato presentato al Senato l’Italian Barometer Diabetes Observatory, che rivela che in Italia il numero di malati di diabete ha raggiunto la soglia di tre milioni di persone ben 15 anni prima di quanto avesse previsto l’International Diabetes Federation, che aveva indicato il raggiungimento di quella soglia per il 2025. Alla cifra di tre milioni va aggiunto almeno un altro milione di persone che hanno il diabete senza saperlo. L’aumento del numero dei malati secondo gli esperti va attribuito all’aumento dell’incidenza dell’obesità, oltre all’invecchiamento della popolazione. Secondo il rapporto, l’incidenza del diabete sulla popolazione è aumentata in nove anni dell’1,2% (dal 3,7 del 2000 al 4,9 del 2009); fra le persone di oltre 65 anni è aumentata del 3,8% (dal 12,5% al 16,3%) e in alcune zone del Sud ha superato il 6%. Un dato collegato a questo incremento è il numero di Italiani in sovrappeso o obesi: 4.700.000 persone, il 9% del totale, soprattutto maschi fra i 25 e i 44 anni; nel Sud la metà dalle popolazione è sovrappeso o obesa.
Fonte: 4 ottobre 2011, ansa.it

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2012