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Archivio notizie 2009 - marzo / giugno

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Giugno 2009

Bimbi di soli 9 mesi ammalati di diabete

Bambini di appena nove mesi già con il diabete. L'età in cui la malattia si manifesta (o comunque riesce a essere individuata dai medici) si abbassa sempre più. Una sorta di emergenza che interessa anche Rimini, dove all'interno dell'Unità pediatrica dell'ospedale Infermi (guidato dal professor Vico Vecchi), è stato creato un apposito Servizio di diabetologia.
"E’ cambiata l’epidemiologia — sottolinea Alberto Marsciani, pediatria diabetologo dell’Unità operativa di Vecchi —: è aumentata l’incidenza del diabete di tipo 1 e si abbassa l'esordio della malattia". Come spiega il medico, la patologia fino ad alcuni anni fa, si manifestava intorno agli otto-nove anni. Adesso sono numerosi i bambini che hanno il diabete già a quattro anni, senza contare qualche caso dove addirittura i piccoli sono al di sotto dell’anno di vita.
A cosa sia dovuto questo preoccupante abbassamento dell’età in cui si hanno i primi segni della patologia diabetica, non è chiaro: Marsciani ammette che la ricerca (compresa quella a livello internazionale) ancora non sa dare una risposta precisa. Tra le ipotesi se non mancano le ipotesi che partono dalla predisposizione genetica vi scatenanta da alcuni fattori di tipo ambientale, come le infezioni virali, l'inquinamento e l'alimentazione.
Attualmente i bambini in cura presso la Pediatria di Rimini sono ottanta e devono fare un'iniezione di insulina almeno tre volte al giorno, questo per controllare il livello della glicemia e quindi agire di conseguenza con i dosaggi insulinici.


Fonte29 giugno, ilrestodelcarlino.it



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Resveratrolo: nel vino rosso il segreto contro obesità e infarti

Aiuta a combattere la sclerosi multipla, contrasta l’insorgenza di obesità e diabete, previene il cancro con i suoi effetti antiossidanti e, addirittura, sarebbe anche in grado di prevenire i danni causati dall’esposizione a fonti radioattive. Le molteplici proprietà benefiche appartengono tutte al resveratrolo, la sostanza della classe dei polifenolicontenuta nel vino rosso.
Uno studio presentato dai ricercatori dell`Università dello Utah durante l'ultimo Congresso mondiale sul trattamento e la ricerca nella sclerosi multipla tenutosi a Montreal hanno dimostrato che il resveratrolo favorisce un miglioramento nei pazienti affetti da sclerosi multipla, determinando un aumento di peso che, secondo John Richert, coordinatore della ricerca, rappresenta "un segno incoraggiante per il trattamento della patologia". Inoltre nel corso dell'ultima assemblea dell'American Society for Therapeutic Radiology gli studiosi della Johns Hopkins University di Baltimora hanno messo in evidenza che la sostanza sarebbe anche in grado di prevenire i danni causati dall`esposizione a una fonte radioattiva.
Ma non è tutto: il resveratrolo si è dimostrato utile, spiegano gli studiosi francesi dell`Università Louis Pasteur di Illkirch in uno studio pubblicato su Cell Metabolism, anche per combattere obesità e diabete, poiché la sostanza sarebbe in grado di contrastare l`accumulo di grassi anche in una dieta altamente calorica.
Infine è stato dimostrato che il polifenolo protegge l`organismo dall`insorgere dei tumori e riduce il rischio di patologie cardiovascolari. Secondo uno studio dei ricercatori della School of Biomedical Sciences dell`Università di Queensland (Australia) che verrà pubblicato sul numero di settembre di Alcoholism: Clinical & Experimental Research, il resveratrolo sarebbe infatti in grado di prevenire il cancro accrescendo il processo di apoptosi delle cellule malate - ovvero la morte cellulare programmata -, di rafforzare il muscolo cardiaco riducendone i danni e, infine, di migliorare l'approvvigionamento del sangue ai tessuti cellulari.


Fonte22 giugno 2009, ilsole24ore.com



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Diabete, dieta e bilancio calcio e fosforo

Le diete ad elevato contenuto in fibre hanno un lieve impatto sul bilancio di calcio e fosforo nei pazienti con diabete di tipo 2. Nel raccomandare queste diete ai pazienti diabetici onde migliorare i livelli glicemici e lipidici, è importante ricordare al paziente di scegliere fonti di fibre che siano ricche sia in fibre solubili che in calcio, e potrebbe essere necessario anche prescrivere degli integratori del calcio. La riduzione del calcio nel siero non è significativa nei soggetti che seguono queste diete, ma lo è quella del calcio nelle urine: il calcio sierico è regolato con molta precisione, ed anche un suo lieve declino, soprattutto se combinato con la riduzione del calcio nelle urine, suggerisce che l'impatto delle fibre sull'assorbimento del calcio sia significativo. Le diete ricche in fibre solubili offrono molti vantaggi ai pazienti diabetici, e quindi è giusto che vengano prescritte: fra i benefici figurano regolarità intestinale, riduzione del colesterolo LDL e miglioramento del controllo glicemico. Anziché assumere fibre lavorate, i pazienti dovrebbero essere stimolati ad incrementare l'assunzione di fibre con la dieta consumando frutta al naturale, granaglie e verdure.


FonteDiabetes Care 2009; 32: 990-5



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Diabete: in Calabria + 20% incidenza rispetto alle altre regioni

"L'uomo che soffre di questa patologia - precisa Antonino Costantino, Presidente sezione di Reggio Calabria e VicePresidente regionale SIMG Società Italiana di Medicina Generale - spesso tende a minimizzare il problema. La donna, invece, ha una sensibilità diversa e parla più facilmente dei problemi di salute. È lei che spesso, partecipando alle visite del famigliare, mette il medico sulla strada giusta per pronunciare una diagnosi tempestiva e permette di intraprendere la cura. Ma nessun farmaco svolge un'azione ottimale se non è associato ad un cambiamento dello stile di vita, che deve essere corretto attraverso una alimentazione che si ispiri ai cardini della dieta mediterranea e una attività fisica moderata, ma costante". "Nessun uomo - conclude Maria Antonella Ferraro, Diabetologa, Responsabile scientifico Associazione Italiana Diabetici, dirigente del Servizio di Diabetologia del Polo Sanitario Territoriale Gallico, ASL n. 11 di Reggio Calabria - affronta la malattia con efficacia se dietro non c'è una donna che lo motiva e lo sprona a seguire la terapia e a modificare il proprio stile di vita. Una donna senza un uomo può riuscirci, ma un uomo necessita della sensibilità di una donna. E questo è anche il ruolo della nostra associazione, che si affianca ai servizi di diabetologia delle Asl che, a loro volta, hanno l'obiettivo di indicare la cura. L'associazione che rappresento, la FAND, punta proprio sulla donna e sul suo ruolo di 'colei che si prende cura della famiglia' per una migliore aderenza alla terapia. Insisto su questo punto ricordando che la cantante Ella Fitzgerald è la testimonianza della sconfitta della diabetologia perché non c'è stato un caregiver che l'abbia motivata a curarsi". 


Fonte17 giugno 2009 - medici-oggi.it



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In arrivo la prima legge a tutela degli obesi

Essere obesi è una fatica quotidiana. Perché muoversi con tanti chili addosso è difficile, ma anche perché l'ambiente intorno non aiuta: ascensori troppo piccoli, ristoranti con bagni minuscoli, poltroncine dei cinema a misura di normopeso. E con il numero degli obesi in aumento costante (in Italia «vantiamo» il poco invidiabile record europeo di piccoli obesi: un bimbo su quattro) anche la politica comincia ad occuparsene: in Commissione Sanità si discute il primo Disegno di legge pensato a tutela degli obesi, su cui si è fatto il punto anche durante l'ultimo Convegno della Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle malattie metaboliche (Sicob).
Il Disegno di legge, che dovrebbe approdare in breve alla discussione in Parlamento, è il primo in Europa ad affrontare in maniera complessiva l'argomento: non mancano negli altri Paesi programmi di prevenzione e linee guida, pure la Commissione Europea ha istituito un libro bianco sul tema. Finora però nessun Parlamento europeo ha pensato a metter nero su bianco iniziative concrete e globali per affrontare l'obesità, né ha mai riconosciuto l'obesità grave come un handicap. Dice il senatore Mauro Cutrufo, primo firmatario del Disegno di legge: «È il Parlamento a dover legiferare su questa complessa materia, a supporto e sostegno di persone che sono affette da un vero e proprio handicap, che condiziona la loro vita lavorativa e sociale». E il riconoscimento dell'handicap per gli obesi gravi (con un indice di massa corporea superiore a 40) è proprio il cardine della legge in discussione, nata anche a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione del 2004. Agli inizi del 2000, infatti, era arrivata di fronte ai giudici della Suprema Corte la vicenda di una donna alta 150 cm per 130 chili che aveva chiesto un'invalidità del 74 per cento; il Ministero del Tesoro aveva bocciato la domanda, e così anche Tribunale e Corte d'appello di Torino: applicando le tabelle fissate in un decreto ministeriale del 1992, infatti, l'obesità dà un punteggio di invalidità massimo del 40 per cento. La Cassazione, invece, ha definito non più vincolanti le tabelle nei casi di obesità molto grave come quella della donna: il mondo infatti è cambiato, e obesi e super-obesi sono sempre più diffusi.
In Italia l'obesità riguarda infatti 6 milioni di persone (un milione i super-obesi), ma andando avanti di questo passo nel 2025 il numero di obesi sarà aumentato del 43 per cento. La spesa sanitaria legata alla malattia, che si accompagna a patologie come diabete, ipertensione, cardiopatie, schizzerà inevitabilmente alle stelle. Così i provvedimenti servono: per prevenire, soprattutto. Infatti il nuovo Disegno di legge prevede, tra le altre cose, la realizzazione di una campagna informativa permanente e di iniziative educative a livello scolastico, l'istituzione di un Osservatorio Nazionale sull'obesità presso il Ministero della Salute, il sostegno alla ricerca e la creazione di nuovi centri specificamente dedicati alla prevenzione e alla cura dell'obesità. Non mancano le tutele per chi obeso lo è già: la legge garantisce ad esempio il diritto a stipulare assicurazioni sanitarie senza subire discriminazioni, colloca i farmaci necessari agli obesi in fascia A, rende gratuiti tutti i controlli di laboratorio e i test diagnostici prescritti in relazione alla malattia, prevede agevolazioni fiscali per le cure. Non basta: per facilitare la vita a chi è obeso, richiede che vengano eliminate le barriere architettoniche in uffici aperti al pubblico e sui mezzi di trasporto e obbliga ospedali pubblici e cliniche private a dotarsi di strumenti e arredi adeguati all'uso e all'accesso dei pazienti obesi (dai lettini operatori “rinforzati” ad apparecchiature specifiche per la diagnostica).
«Ben venga una legge: se ne parla da tempo, finora senza risultato – dice Enzo Nisoli del Centro di Studio e Ricerca sull'Obesità dell'Università di Milano –. L'aspetto più importante è il riconoscimento dell'obesità come patologia sociale, al pari di diabete, ipertensione, colesterolo alto. Tutti sanno che cosa sono e quanto fanno male queste malattie, le campagne educative sono frequenti. Mentre sulla «madre di tutte le malattie», che è proprio l'obesità, c'è il silenzio: il riconoscimento servirebbe a far capire che il problema non è solo estetico e ad aumentare il «peso psicologico» dell'obesità nella società. Tutti sanno quanto sia pericoloso il diabete, tutti lo temono e appena hanno la glicemia sballata si precipitano dal medico; allo stesso modo, tutti sono pronti ad ascoltare campagne educative anti-tumori, perché il cancro è vissuto come la peste del secolo e smuove la sensibilità della gente – osserva Nisoli –. Per l'obesità, che è spesso il vero motivo alla base di queste malattie visto che il 90 per cento dei diabetici di tipo 2 è almeno in sovrappeso e il 30 per cento dei tumori origina dall'obesità, non c'è una simile consapevolezza e mobilitazione pubblica. Anzi, il “peso” grava solo sul singolo, che soffre del suo essere diverso».
Il vero punto dolente però sono i costi: una legge come quella in discussione prevede provvedimenti che comportano spese non indifferenti. In un momento di crisi finanziaria viene spontaneo chiedersi se davvero il Disegno di legge varcherà mai le forche caudine del Parlamento. «Finora non si è mai avuta una legge simile proprio per le spese che comporterebbe – dice Nisoli – . Però, in prospettiva, sarebbe un intervento molto lungimirante per contenere proprio i costi sanitari. Per gli obesi infatti si spende molto di più che per i cittadini normopeso in farmaci per le patologie collaterali (antipertensivi, antidiabetici, ma anche antinfiammatori o antibiotici perché il sistema immunitario degli obesi funziona peggio): aumentare la consapevolezza dell'obesità come malattia e contrastarla con più forza potrebbe davvero prevenirla o risolverla in un maggior numero di casi. I pazienti, dal canto loro, abbandonano spesso le cure anti-obesità perché sono care: passare gratuitamente i farmaci significherebbe aiutare più gente a dimagrire – giudica l'esperto – . Lo stesso accadrebbe aumentando il numero di centri per la cura dell'obesità. Oggi si contano sulle dita di una mano, mentre ad esempio i centri diabetologici sono tantissimi: significa che l'obeso non sa dove andare a curarsi, mentre il diabetico trova sotto casa o quasi qualcuno che lo aiuta a tenere sotto controllo la sua malattia». Insomma, la questione è sempre quella: decideremo di spendere qualcosa di più oggi per risparmiare domani?


Fonte17 giugno 2009 - corriere.it



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In Veneto semplificata la vita dei  diabetici

Le decine di migliaia di malati di diabete in Veneto potranno approvvigionarsi gratuitamente nelle farmacie della quantità di dispositivi effettivamente loro necessaria per l'autocontrollo della patologia e l'autosomministrazione dei farmaci. La buona notizia viene dalla Giunta regionale che, nella sua ultima seduta su proposta dell'Assessore alla Sanita' Sandro Sandri, ha innalzato i limiti quantitativi precedentemente stabiliti per la messa a disposizione di siringhe per insulina, aghi per iniettori a penna, reattivi rapidi per l'autocontrollo di glicemia, glicosuria, chetonemia. ''Questa decisione - fa notare Sandri - è stata presa per migliorare la qualita' di vita delle persone colpite da una patologia molto invalidante, accogliendo le proposte dei medici che seguono i pazienti e anche le istanze avanzate dagli assistiti interessati. La quantità dei dispositivi messi a disposizione sarà così commisurata alle necessità effettive del paziente, che deve potersi approvvigionare gratuitamente di quanto necessario all'autosomministrazione di farmaci e all'autocontrollo, e deve poterlo fare con il minor disagio possibile''. Ecco quindi che, nel provvedimento della Giunta regionale, si prevede anche che la prescrizione medica non sia più obbligatoriamente mensile, ma diventi bimestrale, riducendo così sensibilmente la necessità per i pazienti di rivolgersi agli ambulatori e alle unita' operative mediche, semplificando la vita alla gente e diminuendo notevolmente il numero di accessi alle strutture. Questo, anche in considerazione del fatto che, una volta fatta la diagnosi ed impostati la terapia, il piano di autocontrollo e il programma di cura, il controllo medico può essere ragionevolmente diradato. Nel Veneto si contano circa 170.000 malati di diabete e si stimano circa 20.000 nuovi casi l'anno.


Fonte17 giugno 2009 - ansa.it



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Diabete di tipo 2, eccesso di peso e incontinenza urinaria

L'incontinenza urinaria è altamente prevalente nelle donne obese ed in sovrappeso con diabete di tipo 2, superando ampiamente tutte le altre complicazioni del diabete.

 Recenti dati epidemiologici suggeriscono che l'incontinenza urinaria sia associata al diabete di tipo 2, e sia più frequente del 50-200 percento nelle donne con questa malattia che nelle altre con livelli glicemici normali.

Il legame eziologico fra incontinenza e diabete risiede probabilmente nel danno microvascolare, simile al processo patologico implicato nello sviluppo di retinopatia, nefropatia e neuropatia; pochi studi tuttavia hanno esaminato sia la prevalenza che i fattori di rischio di incontinenza di ogni tipo fra differenti gruppi etnici o razziali di donne con diabete di tipo 2.

In base a quanto rilevato, queste sono simili a quelle delle donne non diabetiche: l'incontinenza interessa più le donne di razza bianca non ispaniche che le asiatiche o le afroamericane.

L'incremento dell'obesità è il più forte fattore di rischio modificabile diincontinenza urinaria in questo gruppo di pazienti, ma rimane da determinarsi se la perdita di peso abbia anche un impatto sulla riduzione di questo fenomeno.



FonteDiabetes Care online 2009 - vitadidonna.it



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Lo zucchero abbassa i livelli di testosterone negli uomini

Il Testosterone è l'ormone "sessuale" per eccellenza. Fa parte della categoria degli androgeni, i quali sono ormoni tipicamente maschili che, tuttavia, troviamo anche nelle donne.
In uno studio condotto da ricercatori irlandesi presso il Massachusetts General Hospital di Boston sono stati analizzati i campioni di sangue prelevati da 74 uomini.
42 di questi avevano normali livelli di zuccheri nel sangue, mentre 23 con livelli ridotti e una condizione di pre-diabete e 9 con una diagnosi di diabete di tipo 2.
A ognuno dei partecipanti è stata fatta bere una bevanda con una soluzione zuccherina contenente 75 g di glucosio puro. Normalmente questo tipo di situazione provoca un innalzamento rapido degli zuccheri nel sangue.
Analizzando i campioni di sangue prelevati dopo l'assunzione della bevanda per misurare i livelli di testosterone, i ricercatori hanno scoperto che indipendentemente dal fatto che gli uomini fossero diabetici o meno, i livelli di questo ormone sono scesi del 25%.
Una situazione che ha messo in evidenza come il 15% dei 66 uomini che avevano normali livelli di testosterone prima di assumere la bevanda zuccherata, dopo oltre due ore mostrassero ipogonadismo, cioè una produzione insufficiente di ormoni da parte delle ghiandole sessuali (gonadi). I ricercatori hanno inoltre notato che i cambiamenti dei livelli di insulina non sembrano influenzare i risultati né i livelli di altri ormoni.
In base a questi risultati, gli scienziati suggeriscono che per poter misurare gli effettivi livelli di testosterone nel sangue sia necessario eseguire gli esami a digiuno. In questo modo è possibile eventualmente intervenire con i trattamenti necessari in caso di ipogonadismo.
I risultati dello studio sono stati presentati al Endocrine Society's 91st Annual Meeting a Washington DC che si è tenuto dal 10 al 13 giugno 2009.


Fonte16 giugno 2009 - lastampa.it



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Salute: un lombardo su 3 è iperteso, Check-up sul tram a tram a Milano

"L'ipertensione e le malattie correlate causano in Europa una spesa pari a 169 miliardi di euro all'anno - sottolinea Landi - di cui il 65% dovuto ai costi sanitari". Ma l'emergenza pressione alta va considerata la tessera di un puzzle piu' complesso, chiamato sindrome metabolica: una 'relazione pericolosa' fra ipertensione, diabete e obesita'. "In Lombardia il 16% degli uomini e il 15% delle donne sono da ritenere a rischio cardiovascolare", continua Landi, e in particolare nel Nord Ovest sono in pericolo soprattutto gli anziani ("il 48% dei maschi e il 50% delle femmine"). Over 65 in guardia, dunque, ma non solo: complici i chili di troppo, "rischiano anche i bambini: il 15% dei piccoli obesi soffre gia' di pressione alta", evidenzia l'assessore.
In generale, calcolano gli specialisti, oltre la meta' degli italiani e' in sovrappeso e 4 milioni (il 25% in piu' rispetto a 10 anni fa) sono obesi. Eppure solo il 18% si mette a dieta, mentre l'8% assume farmaci. Numeri in aumento anche per il diabete: il tipo 2, associato agli stili di vita, e' sostanzialmente raddoppiato e colpisce il 6-8% degli italiani. In conclusione, nella Penisola le morti per malattie cardiovascolari sono 250 mila all'anno, mentre ogni anno le patologie 'figlie' dell'obesita' costano al Ssn quasi 23 miliardi provocano ben 100 mila infarti (4 morti all'ora).
Di fronte a queste cifre, "solo la prevenzione puo' dare una svolta reale", e' l'appello di Landi ai cittadini. Proprio questo, ribadisce, e' il senso dell'Anno delle salute all'interno del quale si inserisce il progetto 'Tram bianco'. "Se opportunamente sensibilizzati sul tema, i milanesi chiedono salute e la dimostrazione e' nel successo delle iniziative realizzate sul territorio", commenta. "In questi giorni - conclude infine l'assessore - e' in corso a Milano il congresso della Societa' europea dell'ipertensione (Esh), che ha richiamato circa 6 mila delegati da tutto il mondo. Una conferma della vocazione cittadina a essere polo di eccellenza e punto di riferimento per i grandi eventi scientifici-culturali internazionali".


Fonte15 giugno 2009 - Adnkronos Salute



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Negri Sud, studio su diabete e aspirina

Diabete e aspirina al centro di uno studio del gruppo di Epidemiologia clinica del diabete e dei tumori del Mario Negri Sud: gli innovativi risultati sono stati presentati la scorsa settimana al 69esimo congresso dell'American Diabetes Association a New Orleans, negli Stati Uniti. All'appuntamento sono intervenuti più di 15mila diabetologi da tutto il mondo.
Il lavoro, illustrato da Antonio Nicolucci, capo del laboratorio di Epidemiologia clinica, riguarda il ruolo dell'aspirina per la prevenzione degli eventi cardiovascolari nelle persone affette da diabete, che non sono state precedentemente colpite da ictus o infarto. In gergo tecnico-scientifico, questi studi si chiamano “meta analisi”.
Questo lavoro in particolare è consistito nel rivedere e combinare i risultati di tutte le sperimentazioni finora condotte dai gruppi di ricerca su diabete e aspirina.
Sono stati presi in esame sei studi, pubblicati negli ultimi 20 anni sulle principali riviste scientifiche internazionali, per un totale di oltre diecimila pazienti osservati.
«Tutte le società scientifiche a livello internazionale raccomandano l'uso dell'aspirina in presenza di diabete», afferma Nicolucci, «ma la nostra indagine smentisce le opinioni correnti, documentando un beneficio legato all'uso dell'aspirina molto inferiore a quello atteso, e non sufficiente a giustificarne l'uso indiscriminato in tutte le persone con diabete: l'uso dell'aspirina andrà valutato su base individuale, dopo un attento bilancio fra benefici e rischi».
Sono in corso al momento altri due importanti studi in questo settore, uno dei quali coordinato dal consorzio Mario Negri Sud, e che molto probabilmente nei prossimi anni riusciranno a dare una risposta definitiva sul ruolo, così dibattuto, dell'aspirina nel diabete.


Fonte15 giugno 2009 - lanciano.it



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PREVENZIONE - Cronaca di un diabete annunciato

Il diabete di tipo 2 parte da lontano. Prima che i classici segni della malattia, come l'eccesso di zuccheri nel sangue o l'eliminazione attraverso le urine, facciano la loro apparizione, comincia a cambiare la chimica del corpo. Sono piccole variazioni della glicemia e modificazioni della sensibilità delle cellule all'insulina che, secondo uno studio inglese appena pubblicato su Lancet e discusso in occasione del meeting annuale dell'American Association of Diabetes a New Orleans, predicono la malattia con molto anticipo. E potrebbero servire per identificare le persone a rischio e suggerire una prevenzione più incisiva.
Il diabete di tipo 2 è una condizione provocata da un eccesso di glucosio nel sangue e si manifesta o quando l'organismo produce meno insulina di quella che è necessaria per un corretto metabolismo dello zucchero o quando le cellule dell'organismo diventano insensibili a questo ormone e quindi non utilizzano il glucosio in maniera appropriata. La malattia è molto diffusa nelle aree industrializzate ed è in rapida espansione anche in Paesi come la Cina o l'India, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di vera e propria epidemia e prevede per il 2030 370 milioni di malati.
E’ proprio per questo che la ricerca si è attivata nel tentativo di predirne la comparsa e di limitare i danni della malattia conclamata. E i costi: già oggi quelli per il diabete di tipo 2 sono compresi fra il 3 e il 6 per cento della spesa sanitaria totale in 8 Paesi europei. I ricercatori dell'University College di Londra hanno seguito oltre 6.500 impiegati statali per dieci anni durante i quali hanno diagnosticato oltre 500 casi di diabete di tipo 2. Nelle persone che, col tempo, hanno sviluppato la malattia i ricercatori hanno notato che già tre anni prima della comparsa dei sintomi, i livelli di glicemia a digiuno e dopo il pasto cominciavano rapidamente ad aumentare e altrettanto rapidamente si riduceva la sensibilità all'insulina. Sempre tre o quattro anni prima della diagnosi aumentava anche la funzione delle beta cellule del pancreas nel tentativo di compensare, attraverso una maggiore produzione di insulina, il glucosio nel sangue, ma questa attività si riduceva, poi, nei tre anni dopo la diagnosi. I ricercatori pensano che la possibilità di identificare le persone ad alto rischio possa servire per una prevenzione più mirata attraverso interventi precoci, prima ancora che si instauri lo stadio di pre-diabete e possano ritardare la comparsa della malattia. Ma non tutti sono d'accordo: in un editoriale di accompagnamento del lavoro su Lancet, due esperti della Oxford University affermano che queste valutazioni sono poco sensibili e specifiche per avere la certezza che una persona svilupperà la malattia e che sarebbe invece più opportuno intensificare la caccia di quelle patologie che creano uno scompenso nell'organismo e fanno precipitare la situazione verso un diabete conclamato.


Fonte9 giugno 2009 - corriere.it



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Per ridurre i costi sociali legati alla cattiva alimentazione - Come convincere gli europei a mangiare meglio

Come si fa a insegnare ai cittadini a nutrirsi nel modo giusto per evitare tutti i guai che l'alimentazione scorretta porta con sé, dal sovrappeso all'obesità, dalle malattie cardiovascolari al diabete? Praticamente tutti gli Stati europei ci hanno provato, ognuno a suo modo e con risultati variabili. Ora un gruppo internazionale di esperti, coordinati dall'università di Reading in Inghilterra, ha deciso di analizzare ben bene che cosa è stato fatto e che cosa ha funzionato di più, con l'obiettivo di trovare finalmente la chiave per interventi governativi incisivi ed efficaci. COSTI – Il progettoEATWELL, finanziato dell'Unione Europea con circa due milioni e mezzo di euro, durerà tre anni e mezzo e per la prima volta catalogherà gli interventi dei diversi Stati in materia di educazione alimentare per capire se e come le pubbliche Istituzioni possano riuscire a «vendere» ai cittadini buone abitudini. Il motivo dell'impegno è presto detto: «Ogni anno, solo nel Regno Unito, l'eccessivo consumo di sale, zuccheri e grassi saturi e il corrispondente scarso utilizzo di frutta e verdura provoca 70 mila morti premature – spiega uno dei coordinatori del progetto appena partito, Bruce Traill dell'università di Reading –. Queste abitudini sbagliate della gran parte dei cittadini comportano un aumento dei costi sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale. Per cui, al di là del valore sanitario specifico degli interventi mirati a promuovere alimentazione e stili di vita sani, i governi si muovono anche per motivi squisitamente sociali ed economici». I ricercatori vogliono soprattutto capire se le tecniche di marketing applicate dalle imprese private possano essere trasferite con successo alle campagne educative pubbliche promosse dai governi.
Le politiche di intervento intraprese finora sono le più varie: si va dalla proibizione a fare pubblicità di certi cibi ai bimbi alle iniziative per etichettature speciali degli alimenti, dalle campagne per promuovere il consumo di frutta e verdura ai regolamenti per inserire nelle mense scolastiche cibi sani e nutrienti. In effetti nessuno si è mai preso la briga, finora, di andare a vedere se tutto questo abbia mai davvero cambiato le abitudini di qualcuno. I ricercatori di EATWELL, per farlo, analizzeranno 3 parametri: l'impatto sulle abitudini, i comportamenti e la dieta dei consumatori; l'effetto dei cambiamenti del regime alimentare sulla salute e l'obesità dei cittadini; il valore dato dai cittadini stessi a questi cambiamenti, misurato come anni di vita guadagnati e costi risparmiati. Alla fine di tutto ciò, i ricercatori dovrebbero essere in grado di dirci che cosa funziona, quali interventi sono più graditi ai consumatori, quali sono più appropriati.
Qualcuno però già critica: davvero abbiamo bisogno di uno Stato-babysitter che guidi perfino quello che mettiamo nel piatto? «È facile pensare che lo Stato non debba intromettersi nelle scelte alimentari dei cittadini, da un certo punto di vista potrebbe venire in mente una sorta di orwelliano Grande Fratello che controlla tutto – osserva Bhavani Shankar, economista dell'università di Reading che coordina il progetto EATWELL –. Ma è sempre più chiaro che ci sono buoni, buonissimi motivi perché i governi pensino alla dieta dei loro cittadini e intervengano per migliorarla: l'obesità oggi rende conto del 5-7 per cento dei costi sanitari sostenuti entro l'Unione Europea, pari a circa 70 miliardi di euro spesi ogni anno per le cure sanitarie di questi pazienti e per la perdita di produttività connessa. E non c'è solo l'obesità: le scelte alimentari scorrette comportano un aumento del rischio di molte patologie serie, dalle malattie cardiovascolari al diabete, che fanno schizzare alle stelle la spesa sanitaria». Insomma, i governi devono almeno provare a metterci una pezza, se non altro spiegando ai cittadini come si dovrebbe mangiare e vivere per stare in salute. Poi è tutto da vedere quanto la gente li stia davvero ad ascoltare: la risposta dovrebbe darla EATWELL, non resta che aspettare.


Fonte8 giugno 2009 - corriere.it



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Il diabete si può prevedere 3/5 anni prima della sua comparsa

La comparsa del diabete, secondo alcuni ricercatori, si può prevedere. Accelerazioni di glucosio sarebbero tra i segnali premonitori dello sviluppo di questa malattia, secondo uno studio pubblicato dalla rivista Lancet.
Queste accelerazioni di glucosio sarebbero già individuabili dai cinque ai tre anni prima della comparsa della malattia vera e propria.
Un eccesso di glucosio nel sangue si manifesta quando l'organismo produce meno insulina di quella che è necessaria per il metabolismo dello zucchero o quando le cellule dell'organismo diventano insensibili a questo ormone.
Tra i pazienti (6500) presi in esame per 10 anni dai ricercatori di cui parla la rivista Lancet, coloro che poi si sono ammalati, già tre anni prima della comparsa della malattia vera e propria, avevano una glicemia a digiuno e dopo il pasto che aumentava rapidamente. Rapidamente in loro si riduceva pure la sensibilità all'insulina. Sempre tre o quattro anni prima della comparsa del diabete aumentava in essi anche la funzione delle beta cellule del pancreas. Il corpo cercava di compensare, con una maggiore produzione di insulina, il glucosio nel sangue.
Riuscire a prevedere l'insorgere di questa malattia così invalidante sarebbe molto importante, anche se non per tutti gli specialisti del settore queste previsioni sono possibili.
Il diabete è una malattia in continua espansione nello spazio e nel tempo. Paesi fino a ieri considerati in via di sviluppo vedono aumentare il numero di coloro che si ammalano di diabete. Nei paesi più sviluppati ci si ammala sempre più precocemente e in un'età sempre più bassa.
Secondo i dati della «European Association for the Study of Diabetes», nel mondo una persona ogni dieci secondi muore a causa del diabete e in Italia soffre di questa malattia il 4,5 per cento della popolazione. La percentuale dei diabetici cresce inoltre con una media del 3,9% all'anno. Un dato preoccupante per cui sarebbe urgente trovare delle soluzioni.
 Appare chiaro che lo stile di vita influisce sulla comparsa della malattia.
Se non tutti credono che la comparsa del diabete sia così facile da prevedere, un corretto stile di vita certamente può aiutare a non ammalarsi. Fare esercizio fisico ogni giorno e alimentarsi in modo sano sicuramente aiuta a tenere lontani eventuali problemi cardiovascolari e l'insorgere del diabete.


Fonte6 giugno 2009 - indies.info



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Maggio 2009

Allarme diabete nei bambini. Casi destinati a raddoppiare entro i prossimi anni

Un gruppo di ricercatori irlandesi dell'Università di Belfast hanno lanciato l'allarme: l'incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini europei sotto i cinque anni d'età è destinata ad aumentare drasticamente entro il 2020. Per i bambini sotto i 15 anni, si prevede un aumento di casi di circa il 70%.
In questo nuovo studio il team di ricercatori, guidati dal dr. Chris Pattersen, ha esaminato i dati di oltre 29.000 pazienti diabetici appartenenti a 17 Stati europei in un periodo che va dal 1989 al 2003.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet e mettono in evidenza come in questi anni i nuovi casi di diabete 1 diagnosticati siano aumentati di una media del 3,9% all'anno, con una prevalenza di casi nei bambini sotto i cinque anni che si attesta intorno al 5,4%.
I ricercatori, di fronte a una tale casistica suggeriscono che la causa non può essere unicamente genetica, ma che anche lo stile di vita possa influire significativamente. E ricordano come il diabete colpisca 246 milioni di persone nel mondo che potrebbero diventare 380 milioni entro il 2025.
Il diabete di tipo 1 si manifesta in genere durante l'infanzia ed è dovuto a una carenza insulinica, al contrario del più diffuso diabete di tipo 2 dovuto in genere a obesità o vecchiaia. Gli scienziati prevedono che, al ritmo attuale, nel 2020 ci saranno solo in Europa circa 160.000 adolescenti affetti da diabete di tipo 1 contro i 94.000 accertati nel 2005.


Fonte29 maggio 2009 - Lastampa.it



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Diabete, ne soffre il 5% degli italiani - A Rimini il XVII Congresso AMD

E' iniziato il 27 maggio e si concluderà il 30, alla Fiera di Rimini, il XVII Congresso Nazionale dell'Associazione Medici Diabetologi (AMD), la maggiore societa' scientifica della diabetologia italiana. Il congresso, al quale partecipano quasi 2.000 delegati, vede riuniti i massimi esperti nazionali, e numerosi ospiti internazionali, che discutono degli ultimi risultati della ricerca, dei nuovi farmaci, dell'assistenza e della prevenzione di quella che e' ormai riconosciuta la vera e propria pandemia diabetica. Con oltre 250 milioni di persone nel mondo con questa condizione, anche in Italia il diabete cresce a ritmo elevato. Nel nostro Paese il 5% della popolazione e' diabetica. Le stime dicono che l'anno prossimo il numero di Italiani con diabete tocchera' quota 7%, quasi 4.200.000 persone. Di pari passo, crescono i costi. Nel 1998, il diabete pesava sulle casse dello stato per circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa totale per la sanita'. Nel 2006, a fronte di un quasi raddoppio, dal 3 al 5%, del numero di persone con diabete, si e' passati a oltre 8 miliardi, circa l'8% della spesa sanitaria. Per il 2010 atteso un costo che superera' gli 11 miliardi di euro: piu' che raddoppiato in meno di 15 anni. In Emilia-Romagna si stimano circa 200 mila persone con diabete, quasi 15 mila delle quali a Rimini e provincia, che costano al Servizio Sanitario Regionale oltre 500 milioni di euro l'anno. Tra le iniziative previste, una passeggiata ciclistica domani pomeriggio con partenza dalla Fiera e, attraverso il lungomare, arrivo al Parco Cervi, per sensibilizzare i cittadini alla prevenzione del diabete attraverso la pratica di un sano stile di vita, fatto di alimentazione bilanciata, senza esagerare, e attivita' fisica moderata, come una passeggiata di almeno mezz'ora, un giro in bicicletta o una buona nuotata.


Fonte: 28 maggio 2009 - agi.it



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Alzheimer: colesterolo e diabete accelerano declino

La concentrazione di colesterolo totale ed LDL prima della diagnosi ed un'anamnesi di diabete sono associate ad un più rapido declino cognitivo nei pazienti con morbo di Alzheimer incidente. Sono disponibili per i pazienti con questa patologia poche opzioni terapeutiche in grado di migliorare la prognosi: un modo di ritardare il decorso della malattia potrebbe essere il controllo delle patologie vascolari. Benchè già in precedenza i fattori di rischio vascolari siano stati studiati in qualità di fattori predittivi di morbo di Alzheimer, pochi studi hanno valutato la loro influenza sulla progressione della malattia. Ora invece è' stato dimostrato che la prevenzione o il trattamento dell'ipercolesterolemia e del diabete potrebbero potenzialmente rallentare il decorso del morbo di Alzheimer.


Fonte: Arch Neurol 2009; 66: 343-8



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Salute: obesità fattore di rischio per nuova influenza

Influenza suina e obesita' non vanno d'accordo. Ad affermarlo sono i risultati di un sondaggio eseguito in California su 30 persone ricoverate in ospedale a causa della nuova influenza, secondo il quale l'obesita' risulta essere un fattore di rischio ulteriore per i malati di influenza suina al pari di diabete, malattie cardiache e gravidanza: ''Siamo rimasti sorpresi dalla frequenza di obesita' tra i casi piu' gravi di influenza che abbiamo monitorato'', spiega Anne Schuchat, epidemiologa del Centers for Disease Control and Prevention.
L'eta' media dei 30 californiani ricoverati in ospedale per l'influenza suina e sottoposti al sondaggio e' di 27,5 anni.
Il 75% sono donne, il 65% e' di origine ispanica. Dei trenta individui, al momento del sondaggio 11 avevano un precedente disturbo polmonare come asma o enfisema, 5 gia' soffrivano di malattie cardiache di diverso tipo, 5 donne erano in dolce attesa, 4 persone avevano il diabete e altre 4 erano obese.


Fonte: asca.it



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Diabete, ischemia dell'arto e rischio amputazione

Nei pazienti diabetici con ischemia critica degli arti, il rischio di mortalità o amputazioni maggiori è considerevole. Tuttavia, la riduzione del tasso di amputazioni nei pazienti diabetici con piede diabetico ischemico è possibile con l'uso estensivo della rivascolarizzazione tramite bypass ed angioplastica periferica. Con l'uso di entrambe le tecniche si giunge ad una rivascolarizzazione del 95 percento dei pazienti, mentre all'inizio degli anni '90 si poteva giungere solo al 25 percento. Il tasso di amputazione peraltro è nettamente inferiore nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione.
Nel complesso, la chiave per il trattamento efficace di questi pazienti è l'approccio multidisciplinare: la rivascolarizzazione ed una corretta cura del piede possono migliorare la prognosi del paziente e ridurre la necessità di ulteriori interventi. Le coronaropatie comunque rimangono la principale causa di morte in questi casi, e pertanto è importante prestare attenzione al cuore e ricercare eventuali casi di ischemia silente per migliorarne la sopravvivenza.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32:822-7



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Fumo, alcol e vita sedentaria le prime cause di morte al mondo

Fumo, alcol, poca attività fisica e una dieta non equilibrata sono condizioni che facilitano l'insorgenza di alcuni problemi di salute, come infarto, ictus, diabete di tipo 2, osteoporosi, ipertensione e perfino il cancro.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il 50% delle malattie che colpiscono gli uomini e il 25% di quelle più comuni fra le donne sarebbero infatti da ricondursi a stili di vita poco salutari.
In particolare il fumo è responsabile del 90% di tumori al polmone, del 80% di malattie respiratorie croniche e del 25% di disturbi cardiaci. Senza contare i danni del fumo passivo, che espone soprattutto i bambini a gravi rischi per la salute.
L'alcol, quando assunto in dosi eccessive (la quantità consigliata è tra i 10 e i 30 grammi al giorno), sarebbe la causa di più del 3% dei decessi in tutto il mondo (pari a 1,8 milioni di morti), provocando solo in Europa l'8-9% delle malattie.
Infine una dieta poco equilibrata e la poca attività fisica facilitano l'insorgenza di diabete mellito, ischemie, malattie cardiache e perfino di alcuni tumori che colpiscono l'apparato digerente (gastro-intestinale e colon-retto).
Lo stile di vita sedentario è infatti considerato una delle prime cause al mondo di mortalità, e sfortunatamente è molto diffuso tra i giovani, di cui 2/3 non praticano sufficiente attività motoria.
La prevenzione e il cambiamento degli stili di vita dannosi per la salute sono quindi le armi migliori per evitare che un sempre maggior numero di persone nel mondo si ammalino e muoiano anche prematuramente.


Fonte: Giornale di Brescia, 18 maggio 2009



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Anomalie cardiache: ecco a cosa sono esposte le ragazze che tengono sotto controllo il diabete in maniera scorretta

Nelle adolescenti uno scarso controllo del diabete di tipo 2 le potrebbe esporre a varie anomalie cardiache, almeno stando ai dati di uno studio effettuato in Nuova Zelanda.
La ricerca, condotta dal team di Gillian A. Whalley dell'Università di Auckland, ha preso in esame un gruppo di otto ragazze con diabete di tipo 2 e undici ragazze con diabete di tipo 1, sottoponendole a controllo ospedaliero. Nonostante le composizioni dei due gruppi fossero simili per età e altezza, ma non per peso, l'ecocardiografia rilevava che le dimensioni del ventricolo sinistro e della massa ventricolare sinistra risultavano più ampi nelle diabetiche di tipo 2 che in altri gruppi di controllo e tale dato rimaneva costante anche quando adeguato al fattore-peso corporeo.
Si tratta del primo studio che dimostra tale anomalia cardiaca nelle adolescenti con diabete di tipo 2 e potrebbe aprire un nuovo orizzonte nella ricerca dei rischi cardiovascolari” ha spiegato Whalley sulle pagine di Diabetes’ Care.


Fonte: news/paginemediche.it



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Ricetta anti-diabete: sport e movimento

Nelle scuole indiane lo yoga è materia obbligatoria per tutti i bimbi, per contrastare "a colpi di mantra" e di esercizi tipici della disciplina orientale molte malattie del benessere e, soprattutto, il diabete di secondo tipo che sta dilagando non solo in India ma anche in Cina. Gli autori hanno inoltre individuato nell'HbA1c e nel BMI i fattori indipendenti migliori per prevedere l'insorgenza del diabete di tipo 2, associando a un aumento dell'emoglobina glicata e dell'indice di massa corporea un aumento relativo della probabilità di sviluppare il diabete. Gli studi scientifici indiani suggeriscono, infatti, che «lo yoga riduce il diabete, l'ipertensione e lo stress», mentre il Ministero sostiene che su questa pratica, a metà fra sport e filosofia, dovrebbero essere promossi ampi dibattiti scientifici. Nel nostro Paese, dove l'incidenza della patologia ha raggiunto addirittura, secondo fonti attendibili, il 15 per cento tra i più anziani, i pazienti con la glicemia più elevata presentano un maggior rischio d'infarto e d'ictus. Edoardo Mannucci, direttore dell'Agenzia Diabetologia, dell'Azienda Ospedaliero - universitaria Careggi di Firenze ha documentato con approfondite ricerche, in un convegno a Milano, che non esiste nessun problema d'incremento di malattie cardiovascolari con l'uso di un'importante classe di antidiabetici il glitazone e il rosiglitazone. È una notizia importante considerando il rilievo che questi farmaci hanno nella cura della malattia del "sangue dolce".
Tutti i ricercatori hanno confermato il rilievo che riveste non solo il trattamento del diabete con farmaci appropriati, ma anche e soprattutto il ruolo dello sport e del movimento come fattore limitante dei danni del diabete. L'aumento della patologia è causato sostanzialmente da tre fattori principali costituiti dall'invecchiamento progressivo della popolazione, dall'abbondanza di cibo che porta a un progressivo aumento di peso e infine da una diminuzione dell'attività fisica. Secondo dati recenti in Italia si spendono annualmente tra i due e i 2.5 miliardi di euro per le sole complicanze cardiache legate al diabete.


Fonte: iltempo.ilsole24ore.com, 15 maggio 2009



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Sanità: trapianto di solo pancreas al 'Maggiore' di Parma

Un trapianto di pancreas isolato - intervento piuttosto raro - e' stato eseguito per la prima volta in Emilia-Romagna dall'equipe della Clinica chirurgica e Trapianti d'organo dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, lo scorso 28 di marzo. A darne notizia, oggi, e' lo stesso ospedale. In una nota si sottolinea che l'intervento, riuscito, e' stato compiuto su un uomo piacentino di 39 anni affetto da diabete di tipo 1, patologia caratterizzata dall'incapacita' del pancreas di produrre insulina. Il trapianto ha permesso di eliminare l'instabilita' metabolica restituendo al paziente valori glicemici perfettamente normali.
Il decorso post operatorio e' stato regolare e la dimissione e' avvenuta a distanza di 20 giorni dall'intervento. Il trapianto di solo pancreas viene praticato solo in particolari condizioni. Nella maggior parte dei pazienti diabetici di tipo I il controllo della malattia si ottiene con la convenzionale terapia insulinica, evitando cosi' i rischi legati all'intervento chirurgico. In genere si esegue la sostituzione di tale organo solo quando si renda necessario associarlo al trapianto di rene: caso tipico sono i pazienti diabetici di tipo I in dialisi per grave patologia renale. In questo caso il paziente, pur avendo una buona funzionalita' renale, presentava valori glicemici impossibili da controllare con la terapia insulinica e complicanze tipiche del diabete (oculari, aterosclerotiche e nervose) in rapida evoluzione. Si e' scelto pertanto di effettuare il trapianto di pancreas considerando anche la giovane eta': l'ulteriore progressione della malattia avrebbe potuto compromettere non solo la qualita' di vita ma anche la sopravvivenza del paziente.
La Clinica chirurgica e Trapianti d'organo e la Nefrologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma sono strutture di riferimento per il trapianto di rene, rene e pancreas e pancreas isolato. Dall'aprile 1986, anno di avvio dell'attivita', a oggi sono stati eseguiti complessivamente 1095 trapianti.


Fonte: agi.it, 14 maggio 2009



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Emoglobina glicata e BMI predicono rischio diabete per soggetti con insufficienza cardiaca cronica

L'emoglobina glicata (HbA1c) e l'indice di massa corporea (BMI) sono fattori molto utili per prevedere la possibilità di una futura insorgenza del diabete in soggetti non diabetici con insufficienza cardiaca cronica.
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Glasgow, in Scozia, ha condotto una ricerca su 1620 individui non diabetici, con insufficienza cardiaca cronica e con dati demografici e clinici disponibili per la valutazione dei diversi casi. In seguito al primo controllo, dopo 2,8 anni dall'inizio dello studio, i ricercatori hanno riscontrato 126 casi di diabete nel gruppo dei soggetti presi in considerazione, evidenziando come tra i pazienti con insufficienza cardiaca cronica l'incidenza del diabete sia di 21-28 casi ogni mille individui, mentre fra le persone senza disturbi cardiaci l'incidenza è di 16,8 casi su mille.
Gli autori hanno inoltre individuato nell'HbA1c e nel BMI i fattori indipendenti migliori per prevedere l'insorgenza del diabete di tipo 2, associando a un aumento dell'emoglobina glicata e dell'indice di massa corporea un aumento relativo della probabilità di sviluppare il diabete.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 915-920



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Diabete tipo 2: per gli ipertesi il rischio è maggiore

Uno studio condotto dal dottor Bruno Trimarco, ricercatore presso l'Università Federico II di Napoli, e colleghi, ha indagato il livello di incidenza del diabete di tipo 2 fra persone che soffrono di ipertensione, dimostrando che alterazioni nell'apparato circolatorio possono effettivamente essere campanelli d'allarme dello sviluppo del diabete di tipo 2.
La ricerca, condotta su 1754 individui di mezza età (52 anni l'età media) e già in cura per problemi di pressione alta, ha mostrato come la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 fosse maggiore negli individui ipertesi, con una differenza significativa tra i casi di ipertensione controllata e non controllata (pressione sistolica 140 mmHg o più, pressione diastolica 90 mmHg o più): tra i soggetti con problemi di ipertensione non controllata è stata infatti registrata un'incidenza di diabete di tipo 2 molto più alta rispetto al gruppo di persone con ipertensione controllata.
La ricerca ha inoltre evidenziato che la prescrizione di beta-bloccanti per curare l'ipertensione era due volte più elevata nei soggetti che sviluppavano il diabete di tipo 2.
Il dottor Trimarco e i suoi colleghi hanno quindi dimostrato che il controllo sub-ottimale della pressione sanguigna è un forte fattore predittivo per l'incidenza del diabete di tipo 2.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 845–850



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Diabete tipo 2, pancreatite e malattie biliari

I pazienti con diabete di tipo 2 presentano un rischio almeno triplicato di pancreatite e doppio di malattie biliari rispetto a soggetti non diabetici di pari sesso ed età. Questi elementi, se combinati all'incremento della prevalenza del diabete e dei fattori di rischio ad esso associati, potrebbero contribuire ad un significativo aumento nell'incidenza della pancreatite acuta. Per quanto riguarda le patologie biliari, i pazienti diabetici sono esposti particolarmente al rischio di colelitiasi, colecistite acuta e colecistectomia. Sia nel caso di queste ultime che in quello della pancreatite, comunque, i rischi maggiori riguardano i pazienti più giovani.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 834-8



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Diabete, arriva l'ambulatorio «mobile»

Oggi arriva a Latina l'Unità Mobile del Bcd per informare e sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza del buon compenso del diabete e su come tenere sotto controllo la patologia, che peraltro colpisce molti cittadini della provincia pontina. Oggi infatti in Piazza del Popolo a Latina medici diabetologi di Amd (Associazione Medici Diabetologi) e Sis (Società Italiana di Diabetologia) e infermieri di Osdi (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani) effettueranno gratuitamente ai cittadini l'analisi della glicemia e, per la prima volta in queste piazze, dell'emoglobina glicata, parametro fondamentale per controllare il diabete nel tempo. Le tappe si svolgono nell'ambito della “Campagna nazionale BCD - Informati. Alleati. Protetti.”, che ha preso il via nel 2008 facendo tappa in 18 capoluoghi in tutta la Penisola. L'iniziativa è realizzata grazie al contributo incondizionato di sanofi-aventis, ed è promossa da IDF (International Diabetes Federation) con il Patrocinio del Ministero della Salute. Un vero e proprio ambulatorio viaggiante che si muove quotidianamente per il secondo anno in tutta Italia, al cui interno medici diabetologi di Amd e Sid e infermieri di Osdi garantiranno controlli sull'analisi della glicemia e le verifiche dell'emoglobina glicata, per la prima volta disponibile in queste piazze per le persone con diabete. La scelta dei test non è casuale: l'insieme dei due valori rappresenta oggi il mezzo più efficace per affermare che il diabete è controllato.
Ecco alcune prossime date: Ancona, 21 maggio 2009; Grosseto, 23 maggio; Forlì, 25 maggio; Rimini, 29 maggio. L'unità mobile effettuerà poi la pausa estiva e riprenderà l'attività nel mese di settembre. Per ulteriori informazioni buoncompensodeldiabete.org


Fonte: iltempo.ilsole24ore.com, 13 maggio 2009



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Diabete: uno stile di vita sano lo previene anche in tarda età

La maggior parte dei casi di insorgenza di diabete di tipo 2, anche in persone non più giovanissime, è riconducibile alla presenza di uno stile di vita non sano e di abitudini che favoriscono lo sviluppo di questa malattia.
Lo sostengono i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston, USA, che hanno condotto uno studio per capire se, con una prevenzione mirata sull'adozione di uno stile di vita più sano, sia possibile diminuire il rischio di ammalarsi di diabete anche quando si è entrati nel periodo della terza età.
La ricerca ha coinvolto 4883 persone di entrambi i sessi, con più di 65 anni (l'età media del gruppo era di 73 anni) che sono state classificate come “a basso rischio” nel caso in cui presentassero determinati fattori, tra i quali: attività fisica svolta regolarmente; bassi livelli di grassi trans e basso indice glicemico, una dieta ricca di fibre e di acidi grassi polinsaturi; bassi consumi di alcol; indice di massa corporea inferiore a 25 kg/m2 e una circonferenza della vita inferiore a 88 cm per le donne e inferiore a 92 cm per gli uomini.
Anche il fatto di essere fumatori, o di esserlo stati in passato, costituisce un fattore di rischio: sono stati perciò considerati a basso rischio solo coloro che non avevano mai fumato o che avevano smesso da almeno 20 anni.
Dallo studio è emerso che ciascuna categoria di fattori di rischio era associata con l'insorgenza del diabete di tipo 2, al punto che i soggetti che rispondevano a tutti i criteri previsti dal gruppo “a basso rischio” avevano l'89% di probabilità in più di non sviluppare il diabete rispetto a coloro che presentavano almeno uno dei fattori di rischio elencati.
Il consiglio degli esperti è quindi quello di prestare molta attenzione alla dieta e al proprio stile di vita anche una volta entrati nella terza età per evitare l'insorgenza di malattie come il diabete.


Fonte: Archives of Internal Medicine 2009; 169: 798–807



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Aprile 2009

Diabetici: ridere aiuta a combattere la malattia

Abbinare alla cura farmacologica contro il diabete una terapia a base di risate potrebbe aiutare a ridurre i livelli di stress e aumentare il colesterolo buono, riducendo la risposta infiammatoria dell'organismo. Sarebbe questa la nuova ricetta della salute per i malati di diabete secondo un gruppo di ricercatori della Loma Linda University in California.
L'idea della terapia a base di risate non è però un'idea nata dai ricercatori stessi, bensì un tentativo fatto da un uomo, il signor Cousins, affetto da una malattia autoimmune, il quale negli anni '70 tentò la cura dell'allegria ottenendo dei miglioramenti evidenti nell'ambito della sua malattia, di cui scrisse nel libro intitolato “Anatomy of An Illness: A Patient's Perspective”.
I ricercatori californiani, persuasi che la teoria del sig. Cousins secondo cui se è vero che lo stress può peggiorare le condizioni di salute allora le emozioni positive possono migliorarlo, fosse corretta, hanno condotto uno studio su 20 pazienti diabetici, somministrando al gruppo di controllo solo la classica terapia farmacologica mentre al gruppo in esame veniva aggiunta anche la cura a base di risate giornaliere.
Tenendo costantemente sotto controllo i valori dei pazienti i ricercatori hanno verificato che, a distanza di un anno, il gruppo che aveva ricevuto anche la terapia di risate faceva registrare una diminuzione dei livelli degli ormoni dello stress, un aumento del colesterolo buono pari al 26% (nel gruppo di controllo l'aumento era solo del 3%) e una diminuzione della risposta infiammatoria del 66% (contro una diminuzione del 26% nel gruppo di controllo).
Nonostante sia necessario condurre ulteriori studi sull'argomento, sembra che i primi risultati diano ragione al signor Cousins: tanto lo stress può peggiorare una malattia, quanto l'allegria può invece aiutare a combatterla.


Fonte: Adnkronos,  30 aprile 2009



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“Diabesità” in aumento: la cura è dimagrire, anche con la chirurgia

Quando un fenomeno nuovo assume proporzioni tali da essere ormai conosciuto a tutti, il primo “segnale” della vastità di questa diffusione si ottiene dal fatto che, per indicare questo fenomeno, si arrivi a coniare una nuova parola.
La diffusione del diabete e dell'obesità nei paesi più sviluppati ha assunto dimensioni a dir poco preoccupanti, ma ancora più preoccupante è il binomio di questi due fattori, indicato oggi con il  termine “diabesità”.
In Italia l'80% dei diabetici è anche obeso: questa accoppiata aumenta il rischio di mortalità, che si raddoppia ogni 5 punti di indice di massa corporea (Bmi) guadagnati. La misura preventiva più efficace deve quindi diventare il controllo del peso corporeo grazie a  una dieta equilibrata abbinata
alla giusta attività fisica.
Se questo non può bastare per perdere i chili di troppo i medici arrivano a consigliare la tecnica della chirurgia bariatrica, un tipo di intervento chirurgico per la perdita del peso indicato più che altro per diabetici in condizione di forte obesità, i quali con l'operazione chirurgica possono ridurre del 70% il rischio di mortalità per cause legate al sovrappeso.
Mantenere il peso forma tuttavia non è un obiettivo che devono perseguire solo i diabetici: il sovrappeso grave e l'obesità sono infatti fra le prime cause di comparsa del diabete di tipo 2, la malattia che più di ogni altra si sta trasformando nella piaga del nuovo millennio e che, non essendo   curabile, può solo essere efficacemente prevenuta.


Fonte: Adnkronos, 30 aprile 2009



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Condizioni di pre-diabete aumentano il rischio di malattie cardiovascolari

Tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue, in particolar modo in soggetti che sono già in uno stadio di pre-diabete, è fondamentale per preservare la salute dei vasi sanguigni e per prevenire molte malattie vascolari.
A sostenerlo è un gruppo di ricercatori della Wake Forest University School of Medicine del North
Carolina, negli USA, che basandosi sui dati raccolti dal Mesa (Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis) è giunto alla conclusione che il diabete di tipo 2 e una glicemia a digiuno alterata siano associati a un rischio maggiore di incorrere in malattie cardiovascolari.
I soggetti presi in considerazione per lo studio, tutti di età compresa tra i 45 e gli 85 anni, sono stati suddivisi in 3 gruppi: il primo formato da 845 persone con un livello di glicemia a digiuno alterato, il secondo composto da 414 individui affetti da diabete di tipo 2 e il terzo costituito da 2240 persone con un livello di glicemia a digiuno normale.
Dopo aver sottoposto a risonanza magnetica ciascun soggetto, i ricercatori hanno evidenziato alcune differenze tra i tre gruppi di individui: la rigidità vascolare complessiva era di gran lunga peggiore nelle persone con glicemia a digiuno alterata rispetto a quelle con glicemia nella norma, mentre la rigidità dell'aorta toracica prossimale e della massa ventricolare sinistra erano pressoché uguali per gli individui con glicemia alterata e normale, ma notevolmente maggiori nei malati di diabete.
Questo perché, secondo gli esperti, è necessaria una prolungata esposizione a alti livelli di glucosio nel sangue per aumentare la rigidità dell'aorta toracica prossimale, ipotesi confermata dal fatto che tale rigidità fosse molto più marcata in soggetti in cura per il diabete da più di 6 anni.


Fonte: Diabetes 2009; 58: 946–953



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Diabete e termoregolazione notturna del piede

La regolazione della temperatura del piede nei pazienti diabetici con o senza polineuropatia diabetica risulta significativamente danneggiata durante il sonno. I pazienti con polineuropatia diabetica hanno spesso problemi di sonno, ed è stato dimostrato ora che presentano anche anomalie della temperatura del piede. Dato che è stato dimostrato anche che la qualità del sonno dipende dalla normalità della temperatura del piede, interventi volti a normalizzarla, come ad esempio il riscaldamento esterno, potrebbero migliorare la qualità del sonno nei pazienti diabetici. I normali meccanismi omeostatici del mantenimento della temperatura del piede sono disturbati in questi pazienti, e ciò potrebbe far sì che il piede rimanga costantemente più freddo, il che potrebbe predisporlo a danni ed al peggioramento della neuropatia diabetica. Questi dati suggeriscono nuovi meccanismi potenzialmente trattabili alla base dei dolori notturni e dei disturbi del sonno associati al diabete.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 671-6

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Commento degli Esperti DiabeteClickToCare 

Coprirsi correttamente i piedi con calze di lana, anche durante la stagione più calda, potrebbe portare a un miglioramento della sintomatologia dolorosa. Bisogna comunque tener sempre presente però che la neuropatia spesso si accompagna ad una riduzione della sensibilità, inclusa quella dolorifica. Pertanto è più difficile accorgersi di un eccesivo riscaldamento della cute mediante per esempio termocoperte o scaldini, con aumento del rischio di ustioni che possono peggiorare il problema. 




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Obesità e diabete: il male della società moderna e della spesa pubblica

Il 53% dei medici italiani ritiene che l'obesità sia la malattia che più di ogni altra affligge la società moderna e contro la quale bisognerà trovare presto un rimedio, non solo per tutelare la salute delle nuove generazioni ma anche quella della spesa sanitaria nazionale.
Sono infatti in aumento le persone che soffrono di diabete provocato da una condizione di forte obesità, tanto che per il prossimo anno si stima un aumento del 7% dei diabetici solo in Italia con una spesa prevista di 11 miliardi di euro.
Se è vero che dal diabete non si guarisce ma ci si convive, è comunque importante prestare attenzione al proprio peso corporeo, poiché una condizione di obesità aumenta notevolmente il rischio di mortalità per i diabetici. Diventa quindi impellente la necessità di diffondere una cultura dell'alimentazione sana che combatta l'obesità e il conseguente rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2.


Fonte: Agi, 8 aprile e Adnkronos Salute, 15 aprile 2009



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Diabete tipo 2: zinco riduce rischio nelle donne

Un'elevata assunzione di zinco è connessa ad una netta riduzione del rischio di diabete di tipo 2 nelle donne. Nonostante le prove derivanti da studi su animali del fatto che l'assunzione di zinco possa avere effetti protettivi nei confronti del diabete di tipo 2, finora sono stati condotti pochi studi sull'uomo per confermare questa correlazione: l'ipotesi non è mai stata esaminata finora in uno studio prospettico, ed inoltre sarebbe utile esaminare separatamente l'azione dello zinco derivante dagli integratori da quella dello zinco presente negli alimenti, in quanto il primo è maggiormente biodisponibile. E' stato dimostrato che una dieta con un elevato rapporto zinco/ferro ematico è significativamente associata ad una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2, ma comunque si tratta di dati preliminari che necessitano di conferme in ulteriori studi.


Fonte: Diabetes Care. 2009; 32: 629-3



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Dimagrire per curare il diabete

L'80% dei pazienti diabetici è in soprappeso ma per curare la patologia è più efficace perdere peso che assumere farmaci antidiabetici. Il messaggio emerge dal Congresso nazionale Diabete-Obesità, tenutosi all'università Statale di Milano: "La morale - riassume Antonio Pontiroli, presidente dell'evento e direttore della Divisione di medicina II dell'ospedale San Paolo-Università degli Studi di Milano - è che dimagrire, nelle persone soprappeso e obese non diabetiche, è importante per prevenire la malattia. Ma in quelle diabetiche e obese, invece è fondamentale per combatterla". Confrontando studi come UKPDS, Steno 2 e Proactive, che prevedono l'utilizzo intensivo dei farmaci, con lo studio McDonald che analizza il comportamento della chirurgia bariatrica in diabetici fortemente obesi, si nota che l'importante dimagrimento prodotto dall'intervento chirurgico riduce il rischio relativo di mortalità di quasi il 70%, a fronte di una riduzione del 30-40% ottenuta somministrando solo farmaci antidiabete.


Fonte: VIII Convegno Nazionale - Diabete-Obesità, Milano - giovedì 9 Aprile 2009



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Primo incontro della stagione 2009 per la Nazionale Italiana Cantanti

Si è svolta una grande iniziativa di solidarietà a Teramo, il 5 aprile presso lo Stadio Piano D'Accio di Teramo: la Nazionale Italiana Cantanti e i Sindaci Teramo sono scesi in campo per una grande iniziativa di solidarietà, sport e spettacolo a favore del Progetto R.I.D.I. Registro Italiano Diabete Insulino-Dipendente, e della Lega italiana fibrosi cistica regione Abruzzo.
In calendario i prossimi impegni vedranno la Nazionale Cantanti il 13 Aprile a Cavaion Veronese s per INSIEME PER LA SOLIDARIETA’ ; il 1 Maggio a Stradella ed il 16 a Casale Monferrato.


Fonte: radiowebitalia.it



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Diabete: mancanza di informazione rende pazienti più ansiosi

Venire a conoscenza del fatto che il proprio corpo è affetto da una malattia, di qualsiasi genere e gravità essa sia, suscita nelle persone emozioni forti e spesso contrastanti. In un momento così delicato sarebbe perciò di fondamentale importanza la presenza del medico che consenta al paziente di chiarire dubbi e paure di ogni sorta.
Sfortunatamente le cose non vanno sempre così: secondo i risultati di un'indagine condotta presso il Cochin Port-Royal Diabetes and Endocrine Center di Parigi, su un campione di 14,201 francesi con più di 45 anni, di cui il 7,7% affetto da diabete, hanno mostrato che ben l'85% dei partecipanti si lamentava di non aver ricevuto spiegazioni sufficientemente dettagliate su almeno uno degli aspetti della propria malattia.
Lo studio ha infatti evidenziato come il 49% dei soggetti ritenesse di aver ricevuto poche informazioni circa le medicine e i trattamenti da seguire, il 43% non era soddisfatto delle informazioni ottenute circa le potenziali conseguenze del diabete sullo stato di salute generale, mentre il 40% avrebbe voluto notizie più accurate circa l'origine della malattia. Infine sono risultate insufficienti le notizie relative ai cambiamenti da apportare al proprio stile di vita secondo il 33% degli intervistati, quelle relative alla dieta erano scarse per il 26% e per il 14% lo erano quelle relative all'attività fisica.
Questa mancanza di informazioni e di comunicazione soddisfacente da parte dei medici è uno dei fattori che contribuisce a provocare nei pazienti stati di ansia, depressione, paura e la sensazione di essere abbandonati a se stessi nella lotta contro la malattia. Un atteggiamento positivo e fiducioso aiuterebbe invece il paziente a porsi nella condizione di affrontare al meglio i propri disturbi di salute. Esiste tuttavia una differenza tra donne e uomini: mentre le prime prendono in mano la situazione e si impegnano per gestire al meglio la propria vita nonostante la presenza della malattia, i secondi lasciano che sia qualcun altro, solitamente un famigliare, a prendersi cura di loro.


Fonte: Diabetes Metabolism 2009; Advance online publication



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Marzo 2009

Diabetici: maggiore rischio Alzheimer per chi non controlla glicemia

In seguito allo studio condotto da un gruppo di ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma, coordinati dalla dottoressa Wei-Li Xu, è emerso che il diabete, se non tenuto adeguatamente sotto controllo, può aumentare il rischio di sviluppare ulteriori malattie quali l'Alzheimer o altri tipi di demenza.
I 1248 partecipanti allo studio sono stati selezionati tra quelli che erano già stati “arruolati” il 1 ottobre del 1987 per il progetto Kungsholmen, che puntava a studiare l'invecchiamento e la demenza. Erano tutti residenti nel distretto Kungsholmen di Stoccolma, con età superiore a 75 anni, senza sintomi di demenza e con disponibilità di dati circa il livello di glucosio nel sangue.
All'inizio della sperimentazione le persone diabetiche erano 75, mentre quelle con una situazione glicemica al limite con il diabete erano 45. Tra i diabetici ben 42 risultavano non tenere sotto controllo il livello di glucosio nel sangue.
Durante il periodo di osservazione, durato 9 anni, a 420 soggetti è stata diagnosticata una forma di demenza, in 320 casi si trattava della malattia di Alzheimer mentre per 47 di demenza vascolare. Inoltre tra i soggetti a cui è stato diagnosticato l'Alzheimer, 78 hanno avuto precedenti episodi di infarto, mentre i restanti 137 non hanno avuto ulteriori episodi di disturbi vascolari.
I risultati hanno perciò suggerito ai ricercatori che le persone affette da diabete e che non tengono sotto controllo il loro livello di glucosio nel sangue possono incorrere in un rischio maggiore di sviluppare processi neurodegenerativi, tra i quali figurano l'Alzheimer e la demenza.


Fonte: Diabetologia 2009; Advance online publication 



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Calcio e magnesio riducono rischio diabete di tipo 2

Calcio e magnesio potrebbero svolgere un ruolo importante nella protezione dal diabete di tipo 2. L'ipotesi proviene dai risultati ottenuti dallo studio sulla salute delle donne di Shanghai, che ha coinvolto 64.191 individui di sesso femminile, con età compresa fra i 40 e i 70 anni, non diabetiche e residenti nella città di Shanghai, in Cina.
Le interviste a cui le partecipanti hanno risposto, hanno fornito ai ricercatori informazioni circa l'alimentazione, l'attività fisica, lo stile di vita e i dati antropometrici di ciascun soggetto. Dopo quasi sette anni di osservazione i casi di diabete diagnosticato erano 2.270.
I dati raccolti hanno permesso agli studiosi di concludere che calcio e magnesio siano due elementi che riducono il rischio di sviluppare diabete, ma che anche la fonte da cui essi provengono svolga un ruolo fondamentale: il calcio e il magnesio provenienti da latte animale sono infatti notevolmente più protettivi di quelli di origine vegetale. Inoltre la presenza di vitamina D associata all'assunzione quotidiana di calcio e magnesio ha mostrato un ulteriore potenziamento dell'effetto protettivo contro il diabete di tipo 2.
La scoperta di questi effetti benefici di alcuni elementi nutritivi è di fondamentale importanza soprattutto in Paesi come la Cina, dove spesso la popolazione non si nutre a sufficienza e in modo adeguato.


Fonte: American Journal of Clinical Nutrition, 30 marzo 2009



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Rischio diabete più basso per i dormiglioni

Dormire meno di sei ore per notte può aumentare il rischio di alterazioni del livello di glucosio nel sangue a digiuno, fattore che precede lo sviluppo del diabete di tipo 2.
A sostenerlo è un team di ricercatori dell'Università di Buffalo, New York, che hanno seguito e studiato un gruppo di 1455 volontari per ben sei anni, rilevando come il numero di ore di sonno fosse strettamente collegato con un maggiore rischio di alterazioni glicemiche: i soggetti che dormivano in media meno di sei ore per notte avevano infatti un rischio di ben 4,5 volte più alto di subire alterazioni del glucosio nel sangue.
I risultati della ricerca, presentati alla 49esima edizione della conferenza dell'American Heart Association a Tampa, in Florida, fanno ipotizzare una forte connessione tra sistema nervoso e sistema ormonale, escludendo origini genetiche alla base di queste alterazioni.
Sarebbe quindi buona norma per i medici quella di indagare, durante i controlli di routine, le abitudini relative al sonno dei propri pazienti, per poter individuare con largo anticipo i casi più a rischio di alterazioni glicemiche.


Fonte: Adnkronos salute, 27 marzo 2009



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Alzheimer: colesterolo e diabete accelerano declino

Nei pazienti con morbo di Alzheimer incidente, la concentrazione di colesterolo totale ed LDL prima della diagnosi ed un'anamnesi di diabete sono associate ad un più rapido declino cognitivo. Per i pazienti con questa patologia sono disponibili poche opzioni terapeutiche in grado di migliorare la prognosi: il controllo delle patologie vascolari potrebbe essere un modo di ritardare il decorso della malattia. Benché già in precedenza i fattori di rischio vascolari siano stati studiati in qualità di fattori predittivi di morbo di Alzheimer, pochi studi hanno valutato la loro influenza sulla progressione della malattia. E' stato invece ora dimostrato che la prevenzione o il trattamento dell'ipercolesterolemia e del diabete potrebbero potenzialmente rallentare il decorso del morbo di Alzheimer.


Fonte: Arch Neurol 2009; 66: 343-8



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Diabetici: episodi di ipoglicemia grave riducono abilità cognitive

Durante la Diabetes UK Annual Professional Conference tenutasi a Glasgow dall'11 al 13 marzo un gruppo di studiosi ha reso noti i risultati di una ricerca volta a dimostrare che in soggetti affetti da diabete di tipo 2 i picchi di ipoglicemia grave possono causare danni a livello cognitivo.
Lo studio, condotto da Jackie Price e colleghi, ha preso in considerazione 1066 individui diabetici tra i 60 e i 75 anni a cui sono stati somministrati alcuni test per la valutazione delle abilità cognitive.
I risultati dei test sono stati utilizzati per creare un punteggio di abilità cognitiva generale definito “g”, mentre il punteggio di capacità cognitiva pre-patologica è stato definito utilizzando la Mill Hill Vocabulary Scale.
Tra i partecipanti alla ricerca, 113 avevano avuto in precedenza un episodio di ipoglicemia tanto grave da dover ricorrere a un aiuto esterno per poterlo superare. I ricercatori hanno notato come i punteggi “g” di questi 113 individui fossero nettamente inferiori ai punteggi totalizzati dai soggetti che non avevano vissuto episodi di forte ipoglicemia.
In particolare i punteggi più bassi si registravano nei test di fluidità verbale e di sequenze alfa-numeriche e nel Digit Symbol test, impiegando inoltre un tempo superiore per completare il TMT (Trail making test).
Secondo gli studiosi è necessario continuare a studiare il collegamento tra episodi di ipoglicemia grave e declino delle capacità cognitive informando inoltre i soggetti diabetici dei rischi implicati in un controllo non attento dei livelli di zucchero nel sangue.

 


Fonte: MedWire News, 26 marzo 2009



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Maggiore supporto degli operatori sanitari per aiutare diabetici nell'autogestione

Nonostante sia ormai considerato la piaga che affligge la società del benessere, il diabete resta una malattia che molti pazienti non riescono a gestire autonomamente a causa dei numerosi ostacoli sociali, ambientali, psicologici ma anche economici che si presentano a chi deve affrontarla giorno dopo giorno.
Le strutture e gli operatori sanitari dovrebbero impegnarsi a migliorare i programmi finora messi a punto per il supporto ai diabetici rafforzando il supporto alle famiglie e migliorando l'efficienza e l'accessibilità ai sistemi assistenziali.
Poiché quella contro il diabete è una lotta che ciascun malato dovrà affrontare per tutto il resto della sua vita, è indispensabile uno sforzo da parte degli addetti ai lavori affinché il cambiamento nello stile di vita, necessario per convivere con il diabete, sia privo di ostacoli e il più naturale possibile: solo così i risultati potranno essere duraturi e il paziente potrà tenere sotto controllo la malattia senza sforzi eccessivi.


Fonte: Journal of Nursing and Healthcare of Chronic Illness, 2009; 1: 4-19



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Monitoraggio glicemico possibile per 10 giorni

L'uso per 10 giorni di un sistema di monitoraggio settimanale per la glicemia appare affidabile, sicuro e pratico. Rispetto ai sistemi di automonitoraggio domiciliare con stick, gli apparecchi di monitoraggio continuo mostrano una migliore performance alla decima giornata di uso. Rispetto ai valori riscontrati con l'automonitoraggio, la performance dei sensori risulta stabile lungo tutto il periodo di 10 giorni di utilizzo, e non è stato riscontrato finora alcun caso di infezione del sito di inserzione dell'apparecchio. Rimane a questo punto da valutare l'impatto dell'uso per 10 giorni del sistema di monitoraggio settimanale sull'HbA1c e sull'ipoglicemia.
 
Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 436-8

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Commento degli Esperti DiabeteClickToCare 

Attenzione però che questo sistema di misurazione della glicemia è sicuramente di grande utilità, ma non può e non deve sostituire il tradizionale reflettometro.
Può trovare impiego in casi molto selezionati e per brevi periodi di tempo (es. diabete tipo 1 scompensato, associato all'uso di microinfusori di insulina, alcuni momenti della gravidanza, anche nel tipo 2 ma solo in casi nei quali l'uso del reflettometro tradizionale non basta a far luce sullo scompenso glicemico etc.).


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I livelli dell'antagonista del recettore IL-1 preannunciano insorgere del diabete

Nell'organismo di pazienti affetti da diabete di tipo 2 la presenza dell'IL-1RA, recettore antagonista dell'interleuchina 1 beta, migliora la regolazione del livello di glicemia nel corpo. Tuttavia secondo i risultati di uno studio recente, la presenza in elevate quantità di questo inibitore in soggetti sani sembrerebbe preannunciare l'insorgere del diabete di tipo 2.
Secondo i ricercatori la spiegazione risiede nel fatto che l'organismo, allertato contro i primi disturbi che preannunciano la malattia vera e propria, cerchi di stimolare l'IL-1, marcatore delle infiammazioni, per difendersi. Quando questo tentativo di difesa fallisce i livelli del recettore antagonista dell'IL-1 restano alti e il diabete insorge comunque.
Per gli esperti resta da capire se stimolando ulteriormente la reazione dei marcatori antinfiammatori sia possibile evitare o comunque ritardare la comparsa della malattia.


Fonte: Diabetes Care 2009; 32: 421-3



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La sensibilità dell'insulina predice il rischio futuro di diabete

I risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes & Metabolism e condotto da un gruppo di ricercatori svedesi ha mostrato che un basso livello della proteina IGFBP-1 nell'organismo è associato alla comparsa del diabete di tipo 2 o a una minore tolleranza al glucosio in soggetti di mezza età.
La IGFBP-1, una delle sei proteine che si legano al fattore di crescita simil-insulina, è un indicatore del livello di sensibilità dell'insulina e a bassi livelli è stato finora associato con: resistenza all'insulina, intolleranza al glucosio, obesità e insorgenza di malattie cardiocircolatorie. Il nuovo studio ha associato bassi livelli della proteina nel corpo con un maggiore rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, indipendentemente da altri fattori di rischio come la circonferenza della vita e il livello della proteina C-reattiva (CPR).
I ricercatori hanno perciò concluso che una minore sensibilità dell'insulina è un segnale importante per poter prevedere la futura comparsa di diabete o tolleranza al glucosio anormale.


Fonte: Diabetes & Metabolism, 20 marzo 2009



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Prediabetici: controllare glicemia post-carico per evitare problemi cardiovascolari

Il test della glicemia a digiuno permette di individuare alterazioni nella tolleranza al glucosio e di conseguenza capire se il paziente esaminato sia o meno in una condizione di prediabete.
Alcuni studiosi hanno di recente affermato che controllare il livello di iperglicemia post-carico sia il modo migliore per conoscere il rischio effettivo di malattie cardiache che questi pazienti corrono, poiché sembra essere ormai consolidata la teoria per cui alti livelli di PCH (iperglicemia post-carico) siano associati a una più alta incidenza di arteriosclerosi, trombosi e mortalità per malattie cardiovascolari.
Resta ancora da stabilire se intervenendo per diminuire e mantenere sotto controllo il livello della glicemia in questi soggetti si possano ridurre anche i rischi di disturbi cardiocircolatori.


Fonte: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism online, 13 marzo 2009


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Diabete tipo 2: individuati i fattori di rischio nelle donne con diabete gestazionale

Un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Medical Institutions di Baltimora ha passato in rassegna una serie di studi per individuare i fattori di rischio implicati nell'insorgenza del diabete di tipo 2.
I soggetti presi in considerazione dagli studi erano donne che durante la gravidanza avevano sviluppato il diabete gestazionale, una condizione che espone le donne a un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2 tra i 5 e i 15 anni dopo il parto.
I risultati della revisione scientifica hanno evidenziato come le misure antropometriche di obesità, come ad esempio l'indice di massa corporea e la circonferenza della vita, siano un importante segnale per individuare i soggetti più a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Esaminando il periodo della gravidanza in cui è insorto il diabete gestazionale i ricercatori sono stati in grado di affermare che se la malattia si presenta alla 24esima settimana e oltre si verifica una riduzione del rischio che il diabete gestazionale si trasformi in diabete di tipo 2.
L'importanza dello studio risiede nel fatto che, potendo conoscere i soggetti più a rischio fin dal periodo della gravidanza, l'intervento di prevenzione volto a modificare gli stili di vita che possano favorire l’insorgenza del diabete saranno molto più tempestivi e dedicate a coloro che corrono un rischio effettivamente maggiore di essere colpite da questa malattia.


Fonte: American Journal of Medicine, 2 marzo 2009

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2011